Se gli uomini sputano sulla Terra sputano su se stessi.
Questo sappiamo: la Terra non appartiene all’uomo, l’uomo appartiene alla Terra.
Questo sappiamo: tutte le cose sono legate come il sangue che unisce una famiglia.
Tutte le cose sono legate.
Qualsiasi cosa succeda alla Terra succede ai figli della Terra.
Un uomo non tesse la trama della vita: egli è solamente un filo in essa.
Ciò che fa alla trama fa a se stesso.
Seattle (capo indiano) al Presidente USA, 1854

20 aprile 2010 - la piattaforma DeepWater Horizon, di proprietà della compagnia BP (ex British Petroleum) e costruita dalla Transocean, in fiamme. Le cause dell'incidente sono sconosciute. 11 addetti muoiono nell'incendio, molti altri restano feriti.
© US Coast Guard - Alcuni diritti riservati
20 aprile 2010 - la piattaforma DeepWater Horizon affonda nelle acque del Golfo del Messico, in seguito ad una devastante esplosione.© Greenpeace USA 2010 - Tutti i diritti riservati
22 aprile 2010 - un robot sottomarino tenta di attivare un dispositivo chiamato blowout preventer (BOP) per chiudere il flusso di petrolio del pozzo petrolifero: il meccanismo non funziona. Il problema di contenimento è senza precendenti, la BP deve fermare perdite situate 1500 metri sotto la superficie oceanica.© Boston.com - Tutti i diritti riservati
25 aprile 2010 - la macchia di petrolio vista da satellite. Ogni giorno 5000 barili di petrolio (circa 800000 litri) si riversano in mare. I primi dati forniti dalla BP sottostimano l'entità del disastro.© Nasa Earth Observatory - Tutti i diritti riservati
26 aprile 2010 - un operaio al lavoro sulla cupola del sistema sottomarino di contenimento del petrolio alla Wild Well Control Inc. di Port Fourchon. La cupola, una delle più grandi mai costruite, verrà utilizzata nel tentativo di arginare la fuoriuscita di petrolio.© Greenpeace USA 2010 - Tutti i diritti riservati
28 aprile 2010 - una nave attraversa la macchia di petrolio fuoriuscita in seguito all'esplosione della piattaforma petrolifera. Anche il traffico marittimo ed il trasporto delle merci, come già accaduto durante l'uragano Katrina, risentono degli effetti del disastro.© Boston.com - Tutti i diritti riservati

© US Coast Guard - Alcuni diritti riservati (photo courtesy of the Minerals Management Service)
29 aprile 2010 - uccelli in volo sopra alla macchia di petrolio nei pressi di Breton Sound Island, a sud delle isole Chandeleur. Per molte specie di volatili questo è il periodo della nidificazione.© Greenpeace USA 2010- Tutti i diritti riservati
29 aprile 2010 - il capitano Michael Nguyen vicino alla sua barca da pesca a Venice, Lousiana. I danni per l'industria ittica locale, già duramente colpita dall'uragano Katrina nel 2004, potrebbero essere catastrofici.© Boston.com - Tutti i diritti riservati
29 aprile 2010 - due esemplari di pellicano bruno, uccello simbolo della Louisiana, e uno stormo di gabbiani riposano sulla spiaggia di Ship Island: tra gli uccelli e la marea nera incombente si frappone solo una sottile barriera galleggiante. Chilometri di barriere stanno venendo distesi lungo le linee di costa per impedire al petrolio di raggiungere la terraferma.© Boston.com - Tutti i diritti riservati
29 aprile - le prime propaggini della marea nera raggiungono le coste della Lousiana. Milioni di litri di petrolio si sono già riversati in mare . Le perdite potrebbero continuare per mesi.© Nasa Goddard - Alcuni diritti riservati

30 aprile 2010 - la dottoressa Erica Miller, del Tri-State Bird Rescue and Research, somministra ad una sula ricoperta di petrolio una dose di Pepto Bismol. Un intero ecosistema, comprendente centinaia di specie terrestri e marine, è a rischio. I danni potrebbero perdurare per generazioni.© The Huffington Post - Tutti i diritti riservati
30 aprile 2010 - la marea nera avanza verso gli ecosistemi a rischio. La catastrofe ambientale potrebbe rivelarsi peggiore del disastro della Exxon-Valdez e dare all'amministrazione Obama un durissimo colpo. Dopo il via libera di poche settimane fa, il presidente ha annunciato lo stop alle trivellazioni in nuove aree. © The New York Times - Tutti i diritti riservati
1 maggio 2010 - a Venice, Louisiana, due dipendenti della D&C Seafood scaricano quello che temono sarà l'ultimo carico di gamberi per lungo tempo. La flotta da pesca è in porto in attesa dell'evolversi degli eventi.© Greenpeace USA 2010 - Tutti i diritti riservati
2 maggio 2010 - un fratino sulle spiagge di St. Petersburg, in Florida. Mentre si cercano i responsabili del disastro e il presidente Obama si reca in visita ai luoghi più colpiti dalla marea nera, le dimensioni della macchia di petrolio negli ultimi due giorni sono triplicate: la fuoriuscita potrebbe essere peggiore del previsto. Lo scenario che si va delineando è da incubo: la marea nera, trasportata dalle correnti oceaniche, potrebbe raggiungere le spiagge della Florida e la East Coast degli Stati Uniti. "E' solo una questione di tempo" dicono gli esperti.© Michael Skelton - Tutti i diritti riservati
2 maggio 2010 - un delfino nuota attraverso le acque inquinate della Drum Bay. Ci sono più di 5000 delfini nel Golfo, tra il delta del Mississipi e le coste della Lousiana, molti dei quali nella stagione riproduttiva.© The Huffington Post - Tutti i diritti riservati
2 maggio 2010 - un'immagine satellitare del luogo del disastro, da dove il petrolio continua a sgorgare. "Non è una perdita, è un'inondazione" ha dichiarato il governatore della Florida Charlie Crist ad una campagna di raccolta fondi per il Senato. E la domanda ora è: quando finirà?© DigitalGlobe- Alcuni diritti riservati

4 maggio 2010 - in queste elaborazioni, realizzate il 2 maggio con i dati radar forniti dal satellite Envisat dell'ESA (European Space Agency), si vede come la macchia di petrolio sia ancora confinata nei pressi della'rea del disastro, a nord della zona interessata dalla Loop Current che trasporta le acque calde del Golfo del Messico prima a nord, verso la Florida, e poi nell'oceano Atlantico, dando origine alla Corrente del Golfo. Venti diretti a sud potrebbero spostare la macchia e unirla alla Loop Current realizzando lo scenario più temuto dagli esperti.© CLS, ESA - Tutti i diritti riservati
5 maggio 2010 - la BP riesce ad arginare le perdite da una delle falle installando una valvola al termine della condotta di estrazione danneggiata. Sebbene l'intervento non riduca la fuoriuscita complessiva di petrolio, nei prossimi giorni permetterà alla compagnia di concentrare i suoi sforzi sulle due perdite rimaste. Grazie a condizioni meteorologiche favorevoli ci si prepara ad un'altra serie di incendi controllati, dopo quella effettuata il 28 aprile. L'unità di crisi assicura che gli incendi non avranno alcun effetto sulle zone popolate, i mammiferi e le tartarughe marine. L'EPA (Environmental Protection Agency) rimarrà sul posto per assicurarsi che la qualità dell'aria rimanga entro livelli accettabili. Si teme invece per l'uso di disperdenti chimici, il cui compito è scomporre o far evaporare più velocemente il petrolio. Gli effetti di questi composti sulla salute umana e sull'ecosistema marino non sono ancora chiari e stanno venendo analizzati da varie agenzie federali; 3000 galloni (circa 500000 litri) sono già stati riversati in mare ed altri 230000 galloni (circa 37 milioni di litri) sono già pronti: "Fondamentalmente è un grosso esperimento" dice Richard Carter, consulente politico dei Defenders of Wildlife. "Non sto dicendo che non dovremmo; non abbiamo buone opzioni".© The Huffington Post - Tutti i diritti riservati
5 maggio 2010 - la sequenza video mostra un ROV (remote operating vehicle) mentre chiude, con successo, una delle tre falle sul fondo marino. Nel video è possibile osservare per la prima volta la quantità incredibile di petrolio che, in ogni istante, si riversa in mare.
© Sequenza video fornita dalla BP tramite US Coast Guard - Tutti i diritti riservati
5 maggio 2010 - emerge sempre più chiaramente il ruolo avuto dal colosso BP nel causare il disastro: una lunga storia di incidenti (l'ultimo nel 2005, quando un'esplosione in una raffineria in Texas causò 15 morti e 170 feriti: la BP aveva semplicemente ignorato le sue regole di sicurezza e disattivato il sistema di allarme), violazioni ambientali e dei diritti umani ed avvertimenti ignorati, permessi dalla politica dell'era Bush, caratterizza l'azienda, che nasconde, dietro lo specchietto delle allodole dell'investimento nello sviluppo di energie rinnovabili (nel 1998 adottò lo slogan "beyond petroleum", ovvero "oltre il petrolio"), un cuore nero come i combustibili fossili da cui trae tutto il suo guadagno.© The Huffington Post - Tutti i diritti riservati
© US Coast Guard - Alcuni diritti riservati
5 maggio 2010 - barche per gamberi raccolgono il petrolio nelle acqua di Chandeleur Sound, Louisiana. La BP, che si è assunta le responsabilità finanziarie del disastro, nel tentativo disperato di limitare le proprie perdite ha cercato di comprare il silenzio dei pescatori locali, assunti per ripulire il disastro, offrendo loro denaro e lavori in cambio della rinuncia firmata a non fare causa al colosso petrolifero. Janet Napolitano, Segretario di Stato USA per la Sicurezza Interna, è subita intervenuta invitando la compagnia petrolifera ad ammettere di aver fatto un passo falso. Tony Hayward, amministratore delegato della BP, ha in seguito dichiarato ad un inviato del London Times che la compagnia pagherà tutte le richieste di risarcimento legittime, ma che "poichè questa è l'America molte delle richieste verranno illegittimate". © The Sacramento Bee - Tutti i diritti riservati
5 maggio 2010 - un'incredibile immagine aerea delle scie di petrolio nelle acque di Chandeleur Sound, Louisiana.© The Sacramento Bee - Tutti i diritti riservati
6 maggio 2010 - la cupola di contenimento lascia la Wild Well Control Inc. di Port Fourchon, Lousiana, per dirigersi verso il luogo dell'incidente a bordo della nave Joe Griffin.© BP - Tutti i diritti riservati
6 maggio 2010 - Brandon Blackwell, un ufficiale della Guardia Costiera americana, ha dichiarato che le condizioni meteorologiche favorevoli della giornata di oggi hanno consentito a 18 aerei (nella foto un C130 della U.S. Air Force) di riversare sulla macchia di greggio 150000 galloni (24 milioni di litri) di disperdenti chimici. Le perplessità riguardanti l'uso di questi composti continuano ad aumentare: i disperdenti inglobano il petrolio facendolo precipitare verso il fondale marino. In questo modo si riesce ad evitare che la macchia di petrolio raggiunga la costa, ma le particelle sospese nell'acqua possono ugualmente essere inghiottite dai batteri e dal plancton e risalire di gradino in gradino la catena alimentare, devastando l'ecosistema marino. Ma, come si dice: lontano dagli occhi, lontano dal cuore e soprattutto dalle foto satellitari.© DeepWater Horizon Response - Tutti i diritti riservati
6 maggio 2010 - una notizia stupefacente, riguardante le responsabilità del disastro, arriva dagli Stati Uniti. Secondo registrazioni ufficiali rilasciate dalla Associated Press, il Minerals Management Service, l'agenzia federale che regolamenta le piattaforme offshore, nel 2008 ha cambiato il proprio regolamento per esentare alcuni progetti nella regione del Golfo, tra cui quello della piattaforma DeepWater Horizon, dall'obbligo di presentare strategie di emergenza per il contenimento di fuoriuscite di petrolio di grave entità in caso di esplosione. Lunedì Tony Hayward, l'amministratore delegato della BP, aveva dichiarato: "Questo non è stato il nostro incidente... Questa non era la nostra piattaforma petrolifera. Questo non era il nostro equipaggiamento. Non era la nostra gente, i nostri sistemi e i nostri processi. Questa era la piattaforma della Transocean. I loro sistemi. La loro gente. I loro equipaggiamenti." La sua dichiarazione non ha bisogno di commenti: il braccio di ferro tra Washington ed il colosso petrolifero è solo agli inizi.© The Huffington Post - Tutti i diritti riservati
6 maggio 2010 - un branco di delfini dal naso a bottiglia, o tursiopi, nuota nelle acque invase dal petrolio di Chandeleur Sound, Louisiana. C'è preoccupazione, tra gli esperti, per alcune propaggini della marea nera che si dirigono verso il delta del Mississipi.© The Huffington Post - Tutti i diritti riservati
7 maggio 2010 - nella notte di ieri operatori della BP hanno calato in mare, a 1500 metri di profondità, la cupola di contenimento del petrolio realizzata a Port Fourchon. Usando sommergibili controllati in remoto stanno in queste ore tentando di piazzarla sulla testa di pozzo danneggiata. L'operazione, mai tentata in precedenza a simili profondità, continuerà per tutto il weekend. Se avrà successo il sistema diventerà operativo all'inizio della prossima settimana e riuscirà a contenere l'85% delle perdite. Una seconda cupola, più piccola, verrà poi piazzata sull'ultima perdita per arrestare completamente la fuoriuscita di greggio.© US Coast Guard - Alcuni diritti riservati
8 maggio 2010 - la mappa, elaborata dal NOAA nella giornata di giovedì, mostra la probabile traiettoria ed estensione della macchia di petrolio per domenica 9 maggio 2010. Di giorno in giorno le dimensioni dell'area colpita si accrescono. Previsioni aggiornate ed ulteriori dettagli sono disponibili sul sito del GOHSEP (Governor's Office of Homeland Security & Emergency Preparedness). Un mandato federale ha proibito agli aerei civili non autorizzati il sorvolo e l'atterraggio delle zone più a rischio (in particolare il Breton National Wildlife Refuge) per non minacciare l'avifauna già a rischio per la marea nera in avvicinamento. Molti uccelli sono infatti nel periodo della nidificazione e il disturbo arrecato dagli aerei potrebbe allontanarli dai loro nidi e dalle uova.© GOHSEP - Tutti i diritti riservati
8 maggio 2010 - questa immagine satellitare, ripresa in data odierna dal satellite RADARSAT-2 e diffusa dal CSTARS (Center for Southeastern Tropical Advanced Remote Sensing), mostra l'estensione superficiale reale della macchia di petrolio che ormai supera i 13000 chilometri quadrati.© CSTARS - Tutti i diritti riservati
8 maggio 2010 - una foto del blowout preventer della Deepwater Horizon prima dell'incidente. Comincia a farsi un po' di chiarezza sulle cause che hanno portato all'affondamento della piattaforma. In base alle dichiarazioni degli addetti scampati all'incidente e secondo l'ipotesi formulata da Robert Bea, un professore di ingegneria dell'Università di Berkeley che lavorò come consulente per la BP negli anni '90, una bolla di metano, fuoriuscita dal pozzo ed in rapida espansione, ha causato la prima deflagrazione ed il danneggiamento del blowout preventer (BOP). In seguito una nuvola di gas ha avvolto la piattaforma causando l'esplosione dei motori presenti sulla DeepWater. Infine anche il petrolio proveniente dal pozzo si è incendiato condannando definitivamente la piattaforma.Intanto, da un'indagine della Associated Press, emergono inquietanti verità sull'efficacia dei BOP nell'impedire le fughe di greggio incontrollate. I BOP non hanno funzionato o operato scorrettamente in almeno 15 incidenti, la maggior parte dei quali dopo il 2005. Rapporti governativi e dell'industria stanno sollevando perplessità sull'affidabilità di questi dispositivi da almeno una decade e, dopo quest'ultimo disastro, i test per verificarne il corretto funzionamento andranno sicuramente rivisti. "La valvola di sicurezza non sembra poi così sicura" ha dichiarato la senatrice Maria Cantwell. Dopo l'incidente l'AD della BP Tony Hayward aveva dichiarato che il malfunzionamento dei BOP era stato un evento senza precedenti. Niente di più falso.
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9 maggio 2010 - il primo tentativo di contenere la perdita di petrolio dalla testa di pozzo della DeepWater Horizon è fallito. Gli addetti hanno dovuto abbandonare le operazioni dopo che cristalli ghiacciati hanno cominciato a ricoprire la cupola di contenimento. La strategia, che avrebbe dovuto arginare la fuoriuscita di greggio in attesa che un nuovo pozzo riducesse la pressione di quello danneggiato, si è rivelata un insuccesso. La colpa è degli idrati di metano, composti chimici comuni a simili profondità e formati da molecole d'acqua ghiacciata che intrappolano gas metano. Gli idrati hanno iniziato a depositarsi all'interno della cupola ostruendola come sabbia in una clessidra, solo sottosopra. "Questa cupola non è il proiettile d'argento per fermare la perdita" ha dichiarato il Contrammiraglio della Guardia Costiera Mary Landry.© Associated Press - Tutti i diritti riservati
9 maggio 2010 - L'International Bird Rescue Research Center ha allestito una base operativa a Fort Jackson, Lousiana, per ripulire gli uccelli colpiti dalla marea nera. L'area colpita dal disastro si estende sempre più destando grande preoccupazione: Dauphin Island, pochi chilometri al largo della costa dell'Alabama, è stata investita nel pomeriggio di ieri (ora della East Coast) da un'ondata di agglomerati di catrame, che si sono depositati sulle spiagge. La sostanza è in fase di analisi, ma il sospetto che provenga dal sito dell'incidente è quasi una certezza.© Greenpeace USA 2010 - Tutti i diritti riservati














