lunedì 20 luglio 2009

Ritorno alla Luna


Quella notte di quarant'anni fa avrei voluto esserci. Avrei voluto assistere a quel piccolo passo che forse non ha cambiato l'umanità, ma ci ha ricordato che i sogni a volte possono avverarsi. Che noi piccoli, meschini, crudeli e guerrafondai esseri umani siamo capaci di elevarci verso le stelle e che il nostro destino nella vita è di esplorare e di andare oltre.

Sono passati quarant'anni, il mondo è andato avanti o, forse, è rimasto indietro. Viviamo in un'epoca di sogni infranti, di terrore, di odio, di cieco materialismo e progresso tecnologico, senza speranza e aspettative. Dove sono le stelle, in un mondo in cui i bambini muoiono di fame? In cui prevale l'odio etnico e razziale? In cui si uccide in nome di Dio? In cui denaro e potere diventano idoli? In cui l'individuo si trasforma in una vittima sacrificale? Dove sono le stelle quando avveleniamo l'acqua, appestiamo l'aria, bruciamo le foreste? Ogni volta che fingiamo di esseri sordi, ciechi e muti?

Quando l'ultimo astronauta dell'Apollo 17 ha risalito la scaletta del LEM per fare ritorno sulla Terra abbiamo iniziato a dimenticare. Abbiamo lasciato le nostre speranze e il nostro senno sulla Luna. Non c'è stato nessun grande balzo per l'umanità, a parte quello scientifico e tecnologico, ma, per fortuna, non tutti hanno smesso di sognare.

Dopo quarant'anni si parla di un ritorno alla Luna, di colonizzazione umana permanente del nostro satellite, di missioni umane verso il pianeta Marte. E se la corsa allo spazio iniziata nel 1957 con il lancio dello Sputnik aveva scopi più politici che scientifici, motivata com'era dalla lotta per la supremazia tra USA e URSS, il ritorno all'esplorazione in questo nuovo millennio ha la potenzialità di unire le nazioni in una grandiosa impresa che potrebbe culminare in un trionfo dello spirito umano.

I tempi sono difficili, l'impresa rischiosa, ma l'umanità ha bisogno di tornare a sognare, di andare avanti, di guardare il cielo, di sentire di nuovo con un brivido parole capaci di alimentare la speranza:

"Luna 1969. Qui base Tranquillità. Aquila è atterrata."

giovedì 16 luglio 2009

La mia stroncatura di Harry Potter e il Principe Mezzosangue

Harry Potter e il Principe Mezzosangue è un film IMBARAZZANTE.

Fare la trasposizione di un romanzo di successo è un'impresa difficile e rischiosa e accade raramente che un film riesca a eguagliare o superare il libro da cui è tratto. Negli ultimi anni è successo con Stardust, tratto dall'omonimo romanzo di Neil Gaiman ed in parte anche con Il Signore degli Anelli che, pur discostandosi notevolmente dall'opera di Tolkien, è risultato un capolavoro della cinematografia.

Gli esempi negativi invece sono all'ordine del giorno: la trasposizione de La Bussola d'Oro, ad esempio, o quella di Io e Marley. Tutti film da dimenticare.

La saga di Harry Potter è una grande opera narrativa, sebbene qualcuno possa criticare J. K. Rowling per essersi venduta al Dio Denaro durante la stesura degli ultimi romanzi, qualitativamente (e quantitativamente!) diversi dai primi.
Per quanto riguarda le trasposizioni, i primi due film, diretti da Chris Columbus, ed anche il terzo, diretto da Alfonso Cuaron, sono sufficienti. La parabola discendente è iniziata con Harry Potter e il Calice di Fuoco, diretto da Mike Newell e pensavo proprio che il fondo si fosse toccato con il successivo Harry Potter e l'Ordine della Fenice, diretto da David Yates. Purtroppo mi sbagliavo.
David Yates, un perfetto sconosciuto proveniente dal mondo delle serie TV, ha diretto Harry Potter ed il Principe Mezzosangue e, vuoi per i successi al botteghino (dovuti solo ed esclusivamente alla fama della saga, alla pubblicità e a fantastici trailer), vuoi per la scarsa lungimiranza dei produttori, condurrà l'eptalogia alla conclusione.

La scusa di dover portare sul grande schermo un'opera molto complessa, lunga e articolata non è sufficiente per giustificare il livello insufficiente degli ultimi film. Come si è visto con Il Signore degli Anelli, l'impresa è possibile. La saga di Harry Potter invece è stata un completo disastro. Salvo solo due aspetti: ha regalato un volto (e che volto!) ai personaggi che prima i lettori potevano solo immaginare e una bellissima ambientazione. FINE.

Darò ora il mio voto a Harry Potter ed il Principe Mezzosangue.

Parto da 10.

-1 per la sceneggiatura: la trama è disorganica, spezzettata e di difficile comprensione per chi non ha letto il romanzo; la selezione delle scene da trasporre sembra fatta da un ubriaco; non c'è nemmeno un misero accenno all'Ordine della Fenice, all'Esercito di Silente, al Ministero della Magia o agli aspetti prettamente scolastici...
-1 per la regia, adatta ad una serie TV, ma non sufficiente per Harry Potter;
-1 per il montaggio e per i tagli che sembrano fatti col machete (Harry ferisce Draco con l'incantesimo Sectumsempra, ma nella scena dopo è impegnato a fare tutt'altro; la casa di Hagrid va a fuoco, ma nella scena dopo lui è sano e salvo come se nulla fosse successo; etc.)
-1 per gli errori e le incongruenze (da quando in qua Hagrid possiede una bacchetta magica?);
-1 per gli sconvolgimenti ormonali di Harry e dei suoi amichetti, che sembrano usciti da Bayside School;
-1 per la dabbenaggine dei produttori che hanno messo alla macchina da presa un incapace come David Yates: ma con tutti i soldi che hanno impegnato non potevano scegliere un regista migliore?
+1 per il cast stellare, purtroppo assolutamente sprecato (ma che ci stanno a fare Michael Gambon, Helena Bonham Carter ed Alan Rickman in un film degenere... ehm... del genere?)
-1 per Bonnie Wright (Ginny Weasley), lei fa schifo pure come recitazione;
-1 perchè con un budget multimilionario non si può produrre, come direbbe il ragionier Ugo Fantozzi, una cagata pazzesca;
+1 per la scena in cui Ginny si inginocchia davanti ad Harry come se volesse fargli un p***ino con la stessa disinvoltura di Selen (e non ditemi che non era voluto e che sono io ad essere malizioso perchè non ci credo);
-1 perchè Draco Malfoy è talmente brutto da urtarmi la vista;
+1 per la scollatura di Hermione;
-1 per le battute a doppio senso: ma che c***o vi siete bevuti il cervello? Ma cos'è American Pie?
+1 per la pozione Felix Felicis;
-1 per i duelli di magia;
+1 per la scena di apertura e la sequenza nella grotta degli Horcrux, le uniche scene decenti; Yates è riuscito a far apparire sottotono anche la morte di Silente, che avrebbe dovuto invece essere la scena più drammatica di tutta la saga;
-1 perchè hanno tagliato completamente il funerale di Silente ed il lamento della fenice: ma andate a f*****o!

Che voto esce?

3... dai aggiungo +1 per mitigare il mio giudizio a caldo!

4 è il voto finale per un'opera indegna e ridicola.

P.S: a posteriori mi rendo conto che l'opinione del fratello di Sebastian è stata molto più concisa della mia: "il film fa cagare"!

venerdì 10 luglio 2009

La teoria della relatività della domenica pomeriggio

Rieccomi a scrivere sul blog, con un po' di ritardo è vero, ma non avevo specificato in quale giorno della settimana sarei tornato!

Non so se in questo breve periodo di pausa mi sia rilassato, ma di sicuro ho fatto un cambiamento di programma. Per spiegarvi cosa è successo e cosa ciò comporti dobbiamo tornare all'ultimo weekend.

Domenica scorsa non avevo proprio niente da fare, in più faceva un caldo bestia. Era uno di quei tipici giorni in cui, nel 90% dei casi, finisci ad agonizzare sul divano straziato dalla noia con le mascelle che ti rimangono incastrate a causa degli sbadigli.

Cosa fare in un frangente simile per passare la giornata?

Prima di dirvelo facciamo un ulteriore passo indietro nel tempo. Settimana scorsa sono finalmente arrivati a casa mia i sette saggi che aspettavo da tanto tempo. Ora voi immaginerete questi vegliardi ingobbiti e con la barba grigia, dall'aspetto ascetico e vestiti con tuniche bianche, partiti dalle lontane vette del Tibet per venire a condividere con me le loro conoscenze arcane. Beh sarebbe bello, ma la realtà è più ordinaria: i sette saggi in verità erano sette libri di divulgazione scientifica che avevo ordinato tramite la Biblioteca de Le Scienze. Ultimamente la narrativa mi ha un po' stufato e così mi sono assicurato due mesi di letture un po' più impegnate.

Torniamo a domenica mattina. Non avevo niente da fare e una pila di libri nuovi da leggere sul comò. La cosa più difficile è stata scegliere da quale iniziare (ambarabacicicocò). Dopo lunghi attimi di indecisione ho optato per "La Fine del Tempo" di Julian Barbour.

Due paroline sul libro e sull'autore. Barbour è una figura abbastanza singolare nel mondo della ricerca. A differenza della stragrande maggioranza dei suoi colleghi, che dividono il proprio tempo tra studio, insegnamento e pubblicazioni pubblicazioni pubblicazioni (nel mondo della ricerca se non pubblichi sei OUT), si è dedicato alla ricerca indipendente nella tranquillità della sua tenuta dell'Oxfordshire, guadagnandosi da vivere come traduttore di articoli scientifici.

Laureato in fisica teorica, ha concentrato le sue energie nella soluzione di un unico problema: la natura del Tempo. Ne "La Fine del Tempo" (pubblicato nel 1999) fa un compendio dei suoi studi e dei risultati sorprendenti a cui è giunto. "La Fine del Tempo" è un libro abbastanza ostico per i non addetti ai lavori: un po' per i temi che tratta, un po' per l'abilità di Barbour come divulgatore che non è paragonabile a quella di grandi autori come Stephen Hawking (ma di sicuro è più comprensibile di Penrose). Non ho ancora terminato la lettura (sono a poco più di metà), quindi prima di esprimere un'opinione sul libro e sulle ricerche di Barbour aspetterò di giungere alla fine. Però posso già anticiparvi che ho trovato molti spunti interessanti di cui vi parlerò in un post appena sarò giunto alla conclusione.

Saltiamo a domenica pomeriggio. Come ho già detto la trattazione di Barbour è un po' ostica, ma finché si tratta di fisica newtoniana il problema è facilmente aggirabile. Gli ostacoli insormontabili arrivano quando si parla di teoria della relatività einsteniana, di geometrie di Minkowski e di Riemann (ancora non sono arrivato alla parte dedicata alla meccanica quantistica).
Io la teoria della relatività l'ho "studiata" al Liceo. Scrivo l'ho studiata tra virgolette perchè:
1) durante le lezioni facevo altro e avevo la pessima abitudine di sfogliare il libro il giorno prima delle interrogazioni o dei compiti in classe col risultato che all'indomani mi ero già scordato tutto (a posteriori me ne rammarico un bel po');
2) la mia prof di Fisica ci ha spiegato solo le nozioni essenziali e comunque non penso che i programmi scolastici prevedano uno studio approfondito di certi argomenti (sarebbe ora di aggiornarli: siamo nel XXI secolo e che cavolo, la relatività galileiana potrebbero insegnarla alle elementari!);
3) anche se all'epoca l'avessi imparata per bene, dopo 8 anni la ricorderei male.

Sono quindi andato alla ricerca dei libri di fisica delle superiori (prima in mansarda a rovistare invano tra gli scatoloni polverosi, a petto nudo perchè c'erano 40 gradi: sono uscito sudato e ricoperto di polvere; poi in garage dove finalmente li ho trovati incastrati in una pila alta un metro che ho dovuto smantellare e ricostruire) e mi sono messo a ri-studiare la teoria da capo. Non che i libri di fisica del Liceo siano una trattazione esaustiva, ma almeno una buona idea della relatività ristretta e qualche nozione sulla relatività allargata riescono a darla.

Sono arrivato all'ora di cena felice e con le idee decisamente più chiare. Fra la relatività ristretta e quella allargata sono riuscito anche a fare mezz'ora di esercizi col Wii Fit. Però non sono ancora soddisfatto!

Ecco allora il mio nuovo (folle) programma: terminare la lettura del libro di Barbour e poi dedicarmi, più o meno fino alla fine di agosto (periodo in cui inizierò a studiare per l'Esame di Stato), alla lettura approfondita del tomone di Roger Penrose "La strada che conduce alla realtà" che racchiude in 1000 e passa pagine lo stato della fisica moderna. Magari di tanto in tanto farò una pausa con letture più rilassanti...

Questo programma influirà certamente sugli argomenti del blog; i post che ho promesso la scorsa settimana li scriverò, ma gli argomenti generali saranno decisamente più orientati verso la scienza piuttosto che verso la letteratura. Per quando riguarda i miei progetti di scrittura creativa ho deciso di metterli semplicemente in stand-by: preferisco seguire l'ispirazione del momento! E' già successo circa quattro anni fa, ma a differenza di allora scriverò le mie opinioni ed i miei risultati nel blog invece che in un taccuino.

Chi me lo fa fare, dite?
Ho voglia di capire certe cose per cui una descrizione qualitativa è insufficiente, tutto qua. Se poi l'impresa si rivelerà superiore alle mie forze e capacità (ho dato una sfogliata al tomone e mi son venuti i sudori freddi) potrò almeno dire di averci provato. Se non dovessi lavorare per vivere mi iscriverei ad un corso di laurea in fisica, seguito da uno in neurobiologia, ma mi accontento anche di questo approccio da non addetto ai lavori! Tutto potrebbe cambiare se vincessi al Superenalotto...

Nota: da oggi gli aggiornamenti del blog non avranno una periodicità ben definita.

giovedì 25 giugno 2009

C'è nessuno? di Jostein Gaarder - segnalazione e alcune riflessioni

Ieri sera ho letto C'è nessuno? di Jostein Gaarder.
Gaarder è uno scrittore norvegese famoso soprattutto per il suo capolavoro Il Mondo di Sofia, che è meritatamente uno dei miei libri preferiti.
C'è nessuno? è un romanzo breve che ho trovato su una bancarella qualche giorno fa (la stessa bancarella in cui io e Lady A abbiam trovato Il Libro dell'Amore di Gus e Waldo).
Spacciarlo per romanzo (anche con l'attributo "breve") è un'esagerazione bella e buona: se così fosse io potrei affermare senza dubbio alcuno di essere un romanziere, avendo scritto un'opera più lunga di questa. Ma si sa: senza spillare i soldi ai lettori gli editori non potrebbero sopravvivere (figuriamoci gli autori, i distributori e i librai), così ho pagato 11 euro per trovarmi tra le mani un racconto lungo!

Pazienza!

C'è nessuno? parla del'incontro tra un bambino terrestre (per la precisione norvegese) di nome Joakim ed un alieno di nome Mika, precipitato sulla Terra per sbaglio e finito su un albero di mele a testa in giù. La trama, striminzita e scontata, è in verità solo una scusa per parlare di filosofia e così, in un lungo scambio di domande e risposte sulle rispettive origini, Joakim e Mika finiscono per parlare dell'origine della vita nel cosmo, dell'evoluzione degli esseri viventi, della nascita, di Dio, dell'Universo e di tutto quanto... I temi sono affrontati in modo superficiale ed indirizzati a dei lettori molto giovani, non c'è nessuno spunto che ho trovato particolarmente interessante e la ricchezza che caratterizza Il Mondo di Sofia è solo un lontano ricordo; inoltre a volte non condivido il punto di vista di Gaarder, come quando egli individua una finalità e uno scopo nell'evoluzione del cosmo e della vita (tempo fa avevo promesso un post a riguardo e prima o poi lo scriverò): nonostante ciò lungi da me l'idea di gettare questo libro tra le ortiche!

C'è nessuno? ha un grande merito ed è quello di invitare le persone, ed in special modo i bambini ai quali è rivolto, a farsi domande, a non dare niente per scontato, a dedicarsi alla ricerca della Verità senza accettare dogmi o farsi ingannare da pregiudizi. Per questo lo farò leggere a mio figlio (quando la cicogna me ne porterà uno, ovviamente).

(...) "Una risposta non merita mai un inchino: per quanto intelligente e giusta ci possa sembrare, non dobbiamo mai inchinarci ad una risposta". (...) "Una risposta è il tratto di strada che ti sei lasciato alle spalle. Solo una domanda può puntare oltre". (...)
Per me è follia, ma molte persone sprecano la propria vita aggirandosi per il mondo come bestie senza mai fermarsi un attimo a guardare le stelle e a domandarsi: cosa c'è lassù? Da dove vengo? Perchè esisto?
Perchè lo fanno, mi domando. Per paura? Per pigrizia? O forse la causa si può attribuire ai valori distorti della nostra società? Io posso dirmi fortunato: i miei genitori, pur avendomi educato in un ambiente cristiano-cattolico, non mi hanno mai impedito di fare le mie scelte o cercare una mia strada e mi hanno insegnato che non sono le cose materiali quelle che contano nella vita. Il resto ho cercato di farlo da me e, anche se alle volte è difficile, nella mia esistenza cerco di non smettere mai di fare domande e sono sempre alla ricerca di qualcosa che non trovo. Sono un pazzo che vaga con una candela alla ricerca del luogo dove finiscono le stelle cadenti, ma la cosa non mi dispiace affatto. Citando Lessing:

"Non la verità, nel cui possesso un uomo è o crede di essere, costituisce il valore dell'uomo, bensì lo sforzo sincero che egli ha fatto per seguire la verità. Giacché non col possesso, bensì con la ricerca della verità si ampliano le sue forze, nel che soltanto consiste la sua crescente perfezione." (...)

Un'altra caratteristica che rende C'è nessuno? degno di lode è l'invito a riscoprire la meraviglia nelle cose comuni. Per i bambini tutto è meraviglioso, perchè ancora non conoscono niente. Ma, quando si cresce, tutto diventa banale e noioso. Niente di più sbagliato! Purtroppo a volte è difficile ricordarsi come si prova meraviglia: accendendo la televisione, ad esempio, provo qualcosa di molto simile alla nausea.

(...) "Nulla al mondo è normale. Tutto ciò che esiste è un frammento del grande enigma. Anche tu lo sei: noi siamo l'enigma che nessuno risolve". (...)
Ora, visto che fa un gran caldo e non ho intenzione di consumare energia accendendo il climatizzatore, andrò fuori a scrutare il cielo e a fare amicizia con le meravigliose zanzare!

5 minuti dopo: come non detto, è nuvoloso, tuona e pioviggina pure un po', ma anche un temporale può essere meraviglioso: forse è meglio che spenga il pc però!

10 minuti dopo: sto andando avanti a batteria. Ora spengo davvero, però voglio scrivere che amo stare in mansarda con la pioggia che ticchetta sulle tegole!

martedì 23 giugno 2009

Come controllare i propri sogni - l'arte dell'onironauta

Forse come titolo è un po' pretenzioso, lo ammetto. E di certo con le mie argomentazioni non penso di riuscire ad insegnarvi qualcosa, ma se soffrite di incubi dopo aver mangiato i peperoni o Freddy Krueger di tanto in tanto viene a tormentarvi, quello che sto per scrivere potrebbe interessarvi.

Partiamo da una piccola premessa (mica tanto piccola): io faccio un sacco di sogni strani. Sì lo so che i sogni in genere sono strani, ma io ho l'impressione che i miei siano più strani di quelli degli altri. Non ci credete? Ve lo dimostro subito.

Vi avviso che potrei passare delle ore a raccontarvi i miei sogni: sarà che ho il sonno leggero, ma ogni notte me ne ricordo almeno un paio. Lady A lo sa bene, infatti ogni volta che inizio a dire "stanotte ho fatto un sogno strano..." cerca di stendermi con un randello (ovviamente morbido morbido). Per vostra fortuna stasera vi farò solo una veloce carrellata di qualche sogno pescato a caso dalla mia lista interminabile.

Immagino che tutti, all'età di sei anni, sognino che la propria nonna si trasformi in un lupo mannaro o che in giardino ci sia un Tyrannosaurus Rex che bruchi l'erba. Ma non so a quanti sia capitato di combattere una battaglia campale in armatura per difendere il proprio paese o di aggirarsi di notte, tramutato in vampiro, a succhiare il sangue alla gente. Nei vostri sogni ci sono indios armati di cerbottana che si nascondono in giardino? Come sogno ricorrente vi capita spesso di trovarvi nel pieno di una guerra atomica o con asteroidi e astronavi giganti che precipitano dal cielo? Se sognate di essere al mare scappate spesso da uno tsunami? E quanti di voi hanno combattuto (e vinto) un duello di magia con Voldemort? Stanotte ho ricevuto una telefonata per un colloquio di lavoro da una ditta che produceva telefonini esplosivi per terroristi islamici. Normale, no?

Questi sono i miei sogni abituali. Ho rinunciato ad interpretarli, sinceramente non mi interessa e trovo i libri di Freud e dei suoi colleghi stupidi e noiosi (non me ne abbiano a male gli psicoanalisti che leggono il mio blog). Probabilmente un'analisi approfondita del mio subconscio rivelerebbe che sono un maniaco sessuale o che ho guardato troppe volte Armageddon.

Al di là della stranezza dei miei sogni, fino ad ora non vi ho rivelato nulla di così sconcertante. Ho infatti omesso volutamente l'aspetto più interessante delle mie esperienze oniriche. Io non ho più incubi. Da anni. E questo succede perchè ho acquistato gradualmente la consapevolezza di stare sognando durante i sogni, sono cioè diventato un'onironauta.
L'esperienza del "sogno lucido", cioè del sogno in cui si ha coscienza della propria condizione, si può acquisire con la pratica. Io l'ho imparata poco alla volta e non ho ancora raggiunto livelli eccelsi. Ultimamente, poi, ho smesso di impegnarmi e le mie facoltà sono un po' degradate.
La cosa più difficile penso sia rendersi conto di stare sognando e, sotto questo aspetto, non saprei come aiutarvi. So che concentrandosi su qualcosa poco prima di addormentarsi è molto probabile che l'oggetto del proprio pensiero finisca nel sogno, ma non chiedete a me come far finire nel sogno la consapevolezza di essere un sognatore (ho fatto una veloce ricerca e ho scoperto che in rete si trovano dei test di realtà, ma non ne garantisco l'affidabilità).
Una volta acquisito questo stato di coscienza è possibile modificare a piacimento il mondo onirico e stravolgere le leggi fisiche che regolano i fenomeni del mondo reale. Ma tra il dire e il fare ci sono di mezzo un sacco di complicazioni. Pur essendo coscienti di essere in un sogno e di non essere più soggetti alle leggi della natura è infatti faticoso spingere la propria mente a violare certi principi che per noi sono inviolabili. Una mente più giovane ed elastica dovrebbe riuscirci più facilmente.
Nonostante io possa usufruire di anni e anni di esperienza in questo campo, i miei poteri nel mondo dei sogni sono ancora limitati. Di rado riesco a produrre un cambiamento volontario dello scenario del sogno, mentre mi risulta più facile far accadere gli eventi che desidero o evocare persone e cose. Per quanto riguarda la violazione delle leggi di natura invece sono più avanti, anche se ho sudato per ottenere certe facoltà.
Il volo è stato impegnativo: all'inizio riuscivo solo a volare raso terra, come un hovercraft, poi sono passato a fare lunghissimi balzi o a sollevarmi dal suolo un po' di metri stando sul posto; solo di recente sono riuscito a volare come si deve, velocemente e ad alta quota. Comunque fin dai primi svolazzi, ogni volta che mi son trovato ad affrontare un incubo, ho saputo cavarmela egregiamente. Saltare da un edificio di tre piani o da un ponte per me infatti non è un problema.
Un'altra cosa che ho imparato è respirare sott'acqua come se avessi le branchie: così, la notte in cui ho sognato di finire con l'automobile in un fiume, sono riuscito a riemergere senza il bisogno di trattenere il fiato.
La facoltà che più mi da soddisfazioni nei miei sogni lucidi è la telecinesi: dapprima riuscivo a muovere solo piccoli oggetti con la forza del pensiero, ma di recente sono riuscito a ribaltare dei tir (ed è stata una gran soddisfazione).
Ho imparato a tirare pugni attraverso i muri, ma nei confronti corpo a corpo riesco ad usare raramente questa superforza.
Ho imparato a respingere i proiettili, ma ho dei grossi problemi nell'uso delle armi da fuoco.
Di tanto in tanto riesco a scagliare incantesimi, palle di fuoco, a usare spade laser o ad attraversare i muri, ma queste manifestazioni sono decisamente sporadiche.
Come vedete sono riuscito a migliorare le mie capacità con la pratica, ma l'incostanza di questi attributi è la norma più che l'eccezione. Stanotte una specie di vichingo ce l'aveva su proprio con me ed usando la telecinesi sono riuscito solo a rallentarlo, ma non a scagliarlo via. Per fortuna poi ho spiccato il volo.

Sono sicuro che impegnandomi maggiormente potrei aumentare la mia capacità di modificare i sogni, ma, per quanto mi riguarda, il livello che ho raggiunto è più che sufficiente. Se anche voi possedete un briciolo di consapevolezza quando state sognando e volete provare l'esperienza del sogno lucido dovete fare due cose: focalizzare la volontà nel raggiungimento di un obiettivo e dimenticare le leggi fisiche normali. Il resto verrà da sè. Almeno penso... Forse imparare a ricordare i propri sogni (che sono quelli che si fanno appena prima di svegliarsi) potrebbe aiutare: se avete il sonno pesante fate suonare una sveglia a tutte le ore della notte e tenete un tacchino... ehm... taccuino sotto mano per annotare i sogni, ma poi non lamentatevi con me se il giorno dopo avete sonno! (se tenete un tacchino sotto mano è probabile che vi renda il sonno più leggero)

Post scriptum: ho appena appreso che ci sono un sacco di guide e libri per diventare onironauti e che organizzano addirittura dei seminari! C'è anche un istituto, chiamato Lucidity Institute, che studia questi fenomeni. Sembra inoltre che i sogni lucidi possano avere una notevole valenza terapeutica. Dunque se siete interessati potreste fare una breve ricerca in rete e consultare le fonti bibliografiche!

Post post scriptum: magari la prossima volta vi racconto di quando ho le allucinazioni ipnagogiche!

giovedì 18 giugno 2009

Hayao Miyazaki e le sue opere

Io sono un fan-atico di Hayao Miyazaki. Ogni mia capacità critica va a farsi benedire di fronte ad uno dei suoi film. Sono arrivato al punto di costruire Totoro di carta nel tempo libero (se volete farlo anche voi guardate in fondo al post). Il mio rapporto con Miyazaki è uguale a quello di Dawson con Spielberg. Se dovessi andare in Giappone la mia prima destinazione sarebbe un pellegrinaggio al Ghibli Museum. Nessun cinema è troppo lontano o irraggiungibile se c'è un film di Miyazaki!

Ho scritto questa breve premessa in modo da farvi intendere che il mio giudizio sull'opera del Maestro potrebbe peccare di parzialità.

Chi è Hayao Miyazaki? Ovviamente considero questa una domanda retorica. Hayao Miyazaki è il più famosissimo regista d'animazione giapponese. Il suo film La Città Incantata ha vinto l'Orso d'Oro al Festival del Cinema di Berlino nel 2002 e l'Oscar come miglior film d'animazione nel 2003. Nel 2005, a Venezia, gli è stato assegnato il Leone d'Oro alla carriera. Se volete conoscere ulteriori notizie sulla sua vita vi invito a cercare su Wikipedia. Il mio obiettivo non è infatti tediarvi con inutili dettagli biografici, ma tentare di spiegarvi perchè io adoro ogni film del Maestro.

Ho scoperto Hayao Miyazaki quasi per caso. Fino a qualche anno fa (da vero ignorante) reputavo gli anime roba da bambini, poi un amico mi prestò la serie Evangelion e rimasi folgorato. Subito mi misi a cercare altre opere d'animazione provenienti dal Sol Levante e mi capitò tra le mani Nausicaa della Valle del Vento: fu amore a prima vista!

I film di Hayao Miyazaki hanno una capacità che solo le migliori opere d'intrattenimento possiedono: ti fanno dimenticare la realtà. In quelle due ore di film la sospensione dell'incredulità è totale. Tutti i problemi, le preoccupazioni, l'ansia e lo stress svaniscono e quando il film finisce è come se ti svegliassi da un bel sogno! (almeno questo è l'effetto che fanno a me - no, non mi faccio una canna prima di ogni film!)
Questo è il merito più grande di Hayao Miyazaki: essere un sognatore e condividere i propri sogni con gli altri. E Dio solo sa quanto il mondo abbia bisogno di sognatori!

Da un punto di vista prettamente tecnico i film prodotti dallo Studio Ghibli (la casa cinematografica fondata da Miyazaki insieme all'amico Takahata) sono una gioia per gli occhi e per le orecchie. Le animazioni e gli sfondi, realizzati a mano dagli artisti quasi senza l'ausilio della computer grafica, sono meravigliosi. E il compositore Joe Hisaishi (sue sono le musiche della maggior parte dei film del Maestro) rivaleggia, in quanto a bravura, con John Williams.

Per quanto riguarda l'ambientazione dei film ci troviamo immersi nel regno della fantasia. Si passa da mondi totalmente fantastici, come quello de Il Castello Errante di Howl, ad ambientazioni quotidiane con elementi meravigliosi, come ne Il Mio Vicino Totoro. La magia e l'immaginario sono parte integrante di ogni opera del Maestro.

Nei film di Miyazaki ci sono alcune tematiche ricorrenti: il pacifismo è una di queste. Nei film del Maestro il disprezzo per le armi e la guerra è evidente. La violenza è intesa unicamente come fonte di male, capace di generare solo altra violenza. Vi è poi la tematica ambientalista, collegata profondamente alla cultura orientale: il rispetto della natura, il conflitto tra uomo e natura e la conseguente necessità di armonia sono elementi centrali nelle opere di Miyazaki. Sono poi presenti numerosi aspetti ispirati dalla cultura nipponica, alla mitologia e al Pantheon tradizionale. Va infine ricordata la passione del Maestro per il volo e le macchine volanti, per l'architettura europea ed in particolare italiana.

I personaggi creati da Miyazaki hanno una particolarità non comune alle produzioni occidentali, in cui di solito la distinzione tra bene e male è netta. Ogni personaggio del Maestro ha invece luci ed ombre: la sconfitta del malvagio è una conclusione rara nelle sue opere, mentre sono comuni il perdono, il pentimento e l'espiazione. Sempre riguardo ai personaggi va sottolineata la sua predilezione per le protagoniste femminili e per il valore riposto nell'innocenza dei bambini in contrapposizione alla ferocia degli adulti.

Vorrei infine sottolineare un aspetto delle produzioni giapponesi ignorato da molti: in Giappone, i film d'animazione (tra cui quelli del Maestro) non sono rivolti solo ai bambini come i film della Disney o della Pixar, ma possono avere come target anche gli adulti. Mi capita spesso di sentire giudicare i film di Miyazaki con un "pff cartoni animati, roba da bambini" e ci tenevo a sottolinearlo, visto che è un atteggiamento che mi fa davvero arrabbiare (vabbè che io ultimamente soffro di sindrome di Peter Pan e mi sto riguardando anche tutti i film Disney).

Passiamo ora "velocemente" in rassegna tutti le opere dirette da Miyazaki che mi sono passate tra le mani:

Conan il ragazzo del futuro (1978)
Conan il ragazzo del futuro è una serie TV di 26 episodi tratta dal romanzo The Incredible Tide di Alexander Key.
Trama:
la storia è ambientata in un mondo post-apocalittico sommerso dalle acque degli oceani. Conan vive da solo con suo nonno sull'Isola Perduta, quando un giorno trova svenuta sulla spiaggia una bambina di nome Lana. Ella è sfuggita alle grinfie degli uomini di Indastria, che la cercano per costringere suo nonno, il grande scienziato Briac Rao, a rivelare loro i segreti dell'energia solare. Quando la bambina verrà portata di nuovo via, Conan partirà alla sua ricerca...
Commento: Conan il ragazzo del futuro è l'opera del Maestro che mi è piaciuta meno. In essa si trovano molti degli elementi che diventeranno in seguito caratteristici delle sue produzioni: dal rapporto conflittuale tra uomo e natura alle macchine volanti. L'aspetto più stupido (ma anche divertente) dell'opera è la forza sovraumana di Conan, che, ad esempio, riesce a precipitare per 100 metri e poi atterrare in piedi senza farsi male. Quasi meglio di Spiderman!

Lupin III - Il castello di Cagliostro (1979)
Lupin III - Il castello di Cagliostro è il primo lungometraggio dedicato alle avventure di Lupin III, di cui Miyazaki aveva già diretto alcuni episodi delle prime due serie TV.
Trama: Lupin ed il suo inseparabile amico Jigen arrivano nella città-stato di Cagliostro, dove sospettano che si nasconda la più grande fonte di denaro falso del mondo. La città è governata da un perfido conte che tiene imprigionata la bella principessa Clarisse, inconsapevole depositaria del segreto del leggendario tesoro di Cagliostro. Lupin ed i suoi amici cercheranno di smascherare i truffatori, salvare la principessa e, ovviamente, impadronirsi del tesoro...
Commento: per chi ha passato l'infanzia a guardare in TV le avventure di Lupin, Jigen, Goemon, Fujiko e Zenigata questo è un film da non perdere! Divertente, con scene d'azione mozzafiato, contraddistinto da un ritmo coinvolgente e da una perizia tecnica notevole, si dice che abbia avuto tra i suoi fan più accaniti niente meno che Steven Spielberg!

Nausicaa della valle del vento (1984)
Tratto dall'omonimo manga pubblicato dal Maestro a partire dal 1982 (che io cerco di comprare su Ebay da un paio d'anni senza riuscirci), questo lungometraggio è il primo film prodotto dallo Studio Ghibli e (ma che caso!) è rimasto per lungo tempo invisibile in Italia.
Trama: la storia è ambientata in una Terra devastata dalle armi nucleari e ricoperta da una foresta velenosa chiamata Giungla Tossica. In questo mondo post-apocalittico sopravvivono solo piccoli regni, in perenne guerra tra loro. Nausicaa è la principessa della pacifica Valle del Vento, un piccolo angolo di paradiso risparmiato dalla morte e della guerra. La pace della valle è turbata quando le truppe di Tolmekia arrivano alla ricerca di una nave precipitata, trasformando il regno in un campo di battaglia. L'obiettivo dei Tolmekiani è risvegliare uno degli antichi guerrieri invincibili, per riportare il dominio dell'uomo sulla Terra grazie alla potenza della tecnologia. Solo grazie all'intervento di Nausicaa il mondo riuscirà a scampare ad una nuova catastrofe...
Commento: in questo lungometraggio sono pienamente sviluppate per la prima volta tutte le tematiche caratteristiche dei film del Maestro: il rifiuto della guerra, la necessità di armonia con la natura, la paura del diverso, etc. Il film, pur non raggiungendo il livello delle produzioni più recenti, è una pietra miliare da vedere assolutamente.

Laputa - il castello nel cielo (1986)
Laputa - il castello nel cielo segna la definitiva affermazione del neonato Studio Ghibli. Il film è uscito in Italia in DVD nel 2004 ed è stato ritirato dal commercio un anno dopo, rendendo il film praticamente introvabile (per fortuna che esistono il mulo ed il torrente).
Trama: Sheeta è una ragazza in possesso di un ciondolo misterioso che le consente di volare. Degli agenti governativi sono sulle sue tracce, desiderosi di impadronirsi del ciondolo e del segreto che racchiude. Esso infatti indica la strada per raggiungere Laputa, una città volante (la stessa descritta da Swift ne I Viaggi di Gulliver) costruita da una civiltà scomparsa, le cui armi terribili consentirebbero al suo padrone il dominio sul pianeta. Grazie all'aiuto di Pazu, un giovane minatore, e all'intervento di alcuni pirati del cielo, Sheeta riesce a sfuggire alla cattura, ma le sue avventure sono appena iniziate...
Commento: Laputa riprende tutti i temi trattati da Miyazaki nelle sue opere precedenti, sviluppando in particolare la sua passione per il volo. E' uno dei film del Maestro che ho visto meno, pur avendolo apprezzato notevolmente. Vi consiglio di vederlo dopo gli altri film.

Il mio vicino Totoro (1988)
Alla sua uscita in Giappone, Il mio Vicino Totoro ebbe un incredibile successo di pubblico, tanto da diventare uno dei personaggi più amati dai bambini nipponici ed essere scelto come logo dello Studio Ghibli. Il film non è mai stato doppiato in italiano ed uscirà nei cinema solo nel mese di novembre di quest'anno (no comment!). Per fortuna diverse versione sottotitolate sono disponibili da tempo nei circuiti peer-to-peer.
Trama: Satsuki e Mei sono due sorelline che si sono appena trasferite nella loro nuova casa nella periferia di Tokyo insieme al loro papà. La loro mamma è costretta in ospedale a causa di una lunga malattia e per le bambine è un momento difficile. Ma ad aiutarle ci penserà Totoro, un guardiano della foresta che vive all'interno di un immenso albero di canfora e che solo i bambini possono vedere...
Commento: tra tutti i personaggi scaturiti dalla mente geniale di Hayao Miyazaki, Totoro è senza dubbio quello che amo di più. Il film, pur avendo come target un pubblico molto giovane, è una perla di incomparabile bellezza. Tra i temi trattati vi sono, in particolare, il valore della famiglia e la cura per la natura. Se non l'avete mai visto, vi invito a correre al cinema appena uscirà! (così magari non mi accusano di istigazione alla pirateria)

Kiki consegne a domicilio (1989)
Kiki consegne a domicilio è un lungometraggio tratto dall'omonimo romanzo di Eiko Kadono (non lo sapevo! Il libro è appena finito nella mia wishlist).
Trama: Kiki è una streghetta di 13 anni e, come tutte le streghe di quell'età, deve lasciare la sua famiglia alla ricerca di una città per iniziare il noviziato. Così, in una notte di luna piena, lascia la sua casa a cavallo di una scopa insieme al gattino nero Jiji. Giunta in una città di mare, Kiki dovrà affrontare tutte le difficoltà che incontra chi giunge in un posto nuovo senza conoscere nessuno, ma grazie all'aiuto di persone di buon cuore e di nuovi amici riuscirà a trovare la sua strada...
Commento: ho visto Kiki solo un paio di volte (di cui una ieri) e non è uno dei film di Miyazaki che prediligo, anche se il gattino Jiji è simpaticissimo e la storia è incantevole. I temi si discostano parzialmente dalle opere precedenti ed è trattata in particolare l'integrazione in un ambiente nuovo ed il valore dell'amicizia. Il film, pur non avendo lo spessore emotivo di altri film del Maestro, merita comunque di essere visto.

Porco Rosso (1992)
Porco Rosso è il primo e unico film di Miyazaki ambientato in Italia. Paradossalmente NON ESISTE un'edizione italiana del film, che è reperibile solo in rete con i sottotitoli.
Trama: la vicenda ha luogo tra Milano e la costa della Dalmazia, in un'Italia immaginaria, ma non troppo, nel periodo che intercorre tra le due guerra mondiali. Il film racconta le avventure di Marco, un asso dell'aviazione trasformato per magia in un maiale antropomorfo (se devo essere sincero non ho mai capito perchè ha l'aspetto di un maiale), che si guadagna da vivere dando la caccia ai pirati dell'aria sul suo aeroplano dipinto di rosso (da cui il soprannome)...
Commento: Porco Rosso meriterebbe di essere visto solo per le splendide vedute aeree che ritraggono l'Italia e per scoprire come il Maestro immagina il nostro Paese. E' d'altra parte un film divertente, con duelli aerei mozzafiato ed in cui il Maestro esprime tutto il suo amore per il volo.
Una citazione: "Meglio maiale che fascista".

On your mark (1995)
On your mark è un cortometraggio prodotto su commissione dallo Studio Ghibli per il gruppo pop giapponese Chage & Aska. Nelle intenzioni iniziali avrebbe dovuto essere un semplice videoclip, ma durante la lavorazione è diventato qualcosa di più. Io considero On your mark il biglietto da visita per eccellenza del Maestro Miyazaki: in poco meno di sette minuti egli è riuscito a condensare tutta la sua poesia, i suoi sogni, creando un mondo perfetto nei minimi dettagli, una storia onirica e bellissima, un capolavoro assoluto in cui tutto il potere espressivo è affidato alle immagini e alla musica (non ci sono dialoghi). Non spreco tempo nemmeno a spiegarvi la trama, se ancora non conoscete Miyazaki dovete iniziare proprio da questo piccolo gioiello: lo trovate sul mulo oppure su Youtube in HQ. Un consiglio: non concentratevi sulle parole della canzone, ma lasciatevi incantare!

Principessa Mononoke (1997)
Principessa Mononoke è stato il primo film del Maestro a riscuotere un buon successo internazionale, oltre ad un enorme successo in patria.
Trama: il lungometraggio è ambientato nel Giappone del periodo Muromachi. Ashitaka è il principe degli Emishi e viene colpito da una maledizione quando uccide un demone per salvare il suo villaggio. Per scoprire l'origine dell'anatema che lo sta uccidendo, Ashitaka parte per un lungo viaggio insieme al suo fido stambecco Yakul e giunge alla Città del Ferro. Qui si sta svolgendo un feroce scontro tra i guardiani della foresta, guidati dalla ragazza-lupo San, gli uomini della Città del Ferro, comandati dalla Signora Eboshi, ed i samurai di Asano...
Commento: Principessa Mononoke è senza dubbio il film di Miyazaki più crudo e violento; la narrazione ruota intorno a due temi fondamentali: lo scontro uomo-natura (in quest'opera rappresentato in chiave mitologica) e la guerra. Tra le opere del Maestro è una delle mie preferite, riservata esclusivamente ad un pubblico adulto.

La città incantata (2001)
La città incantata è l'opera più osannata ed apprezzata del Maestro. Vincitrice di numerosi premi (tra cui l'Oscar e l'Orso d'oro) ha riscosso un successo di pubblico internazionale ed ha reso finalmente a Miyazaki la meritata celebrità.
Trama: Chihiro è in viaggio con i genitori per trasferirsi nella sua nuova casa. Durante il viaggio il padre di Chihiro (lo so che non centra niente, ma guida come il papà di Minù :-P) imbocca una scorciatoia che li conduce nel regno degli spiriti. I genitori di Chihiro, che hanno osato assaggiare il cibo riservato agli dei, vengono tramutati in maiali, mentre la bambina finisce nelle grinfie della strega Yubaba. La strega stringe un patto con la bambina: in cambio del suo nome Chihiro potrà avere un lavoro nel centro termale per gli spiriti, ma le sue avventure sono appena all'inizio...
Commento: il mio giudizio non si discosta dal coro: La città incantata è un capolavoro. Soprattutto l'ambientazione è fantastica: un caleidoscopio di invenzioni e di elementi mitologici e folkoristici senza paragoni. Dopo On your mark, questo è il film che senza dubbio dovete vedere!

Il castello errante di Howl (2004)
Con questo lungometraggio, tratto dall'omonimo romanzo di Diane Wynne Jones, Miyazaki ha ottenuto il Leone d'Oro alla carriera, diventando l'unico regista d'animazione ad ottenere entrambi i massimi riconoscimenti del cinema internazionale.
Trama: Sophie lavora in una cappelleria in una città che ricorda un po' la Vienna Imperiale, se non fosse per le macchine volanti che solcano il cielo ed il castello errante del mago Howl che cammina sulle colline in lontananza. Per aver offeso la Strega delle Lande, la ragazza viene tramutata in una vecchia. Costretta ad abbandonare la sua casa e la sua vita di tutti i giorni, Sophie si imbatte proprio nel castello del mago Howl e nel suo proprietario, che ha fama di essere un dongiovanni. Le avventure di Sophie sono appena iniziate: ella dovrà scoprire il segreto che lega il mago Howl allo spirito del fuoco Calcifer per riavere la sua giovinezza, ma c'è una guerra che incombe...
Commento: le caratteristiche del film sono quelle classiche del Maestro con una novità: la protagonista per gran parte del tempo è una vecchia. Si introduce dunque una nuova tematica, che è quella della vecchiaia. Per me è difficile fare una classifica dei film di Miyazaki. Il castello errante di Howl rientra sicuramente tra i miei preferiti: adoro lo spirito del fuoco Calcifer (secondo solo al Totoro) e l'aspetto magico del film. Da guardare!

Ponyo sulla scogliera (2008)
Ponyo sulla scogliera è l'ultimo film di Miyazaki, uscito a marzo nelle sale italiane.
Trama: Ponyo è una pesciolina rossa con un unico grande desiderio: diventare umana. Fuggita dalla casa sottomarina dove vive con lo scienziato-stregone Fujimoto, raggiunge la scogliera dove incontra un bambino di nome Sosuke. Fujimoto non si da pace, finché non ritrova Ponyo, ma l'amore della pesciolina per Sosuke è troppo forte. Ponyo riesce a fuggire e a diventare umana, scatenando a sua insaputa un cataclisma...
Commento: Ponyo è il primo film del Maestro che sono riuscito a vedere al cinema. Per trovare una sala in cui lo proiettassero il giorno d'uscita ho fatto un po' di fatica, ma ne è valsa la pena! Pur essendo rivolto ad un pubblico di bambini, il film non può che incantare con la sua poesia e non vedo l'ora che esca il DVD per poterlo rivedere!

E con Ponyo ho quasi finito. Per chi è interessato c'è anche un documentario del 2005, intitolato Hayao Miyazaki and the Ghibli Museum, che parla del Maestro e del suo museo a Mitaka in Giappone (lo trovate sottotitolato nelle reti p2p).

Non mi resta che augurare a Sensei Miyazaki una vecchiaia lunga e felice e spero di vedere presto altre sue opere. Gli consiglio inoltre di dare qualche bacchettata a suo figlio Goro: la trasposizione de I racconti di Terramare è stata un po' una ciofeca!

Postilla: mentre mi documentavo per scrivere questo post ho scoperto che esistono addirittura NOVE cortometraggi del Maestro che non ho visto. Purtroppo sono produzioni esclusive per il Ghibli Museum mai arrivate dalle nostre parti: non mi rimane altro da fare che iniziare ad organizzare un viaggio in Oriente!

Postilla numero 2: se anche voi volete dilettarvi a costruire Totoro di carta portafortuna (vedi foto seguente), potete scaricare le parti da ritagliare ed incollare da qui: totoro papercraft. Il risultato è assicurato!

Ultima postilla: se anche solo una persona, dopo aver letto questo post, deciderà di guardare un film di Miyazaki, mi riterrò soddisfatto.

lunedì 15 giugno 2009

Un problema di coscienza

Questo post chiude (almeno per il momento) il lungo discorso iniziato in 42 o la storia di come sono diventato un miscredente e proseguito ne I limiti della nostra percezione e Le conseguenze esistenziali dei viaggi nel tempo. Questa è la serata meno adatta per mettermi a discorrere di certi argomenti: il clima tropicale di oggi mi ha risucchiato le energie, il caldo afoso mi incricca gli ingranaggi cerebrali (soprattutto quelli dedicati alla scrittura) e una vocina nella mia mente continua a sussurrarmi: mare mare mare. Nonostante le condizioni avverse, cercherò di scrivere qualcosa di decente.

Ci eravamo lasciati dando una descrizione ed analizzando le conseguenze di quello che gli scienziati ed i filosofi chiamano continuum-spazio-tempo: un lungo fiume ghiacciato in cui il tempo non scorre, è; in cui presente, passato e futuro perdono significato ed in cui l'esistenza segue il percorso tracciato da una linea d'universo pre-determinata. Un Universo dominato dal Destino.

Questo modo di vedere, per quanto cupo e deprimente possa sembrare, potrebbe non essere così distante dalla vera natura del cosmo. Esso è il risultato di un'elaborazione mentale che ho seguito qualche anno fa e che, tutt'oggi, non ha subito molte modifiche, ma solo qualche obiezione. La visione del cosmo ghiacciato (presa con le pinze dell'aleatorietà) potrebbe essere la causa del mio vedere tutto o bianco o nero, tuttavia addentrarmi nel dedalo dei miei personali problemi esistenziali non è quel che voglio fare stasera. Il mio obiettivo è infatti insinuare il dubbio in quel che ho scritto l'altra volta.

Premetto che sto per addentrarmi in sentieri oscuri, almeno per me, e che i miei pensieri a riguardo sono una matassa aggrovigliata: presto tornerò ad indagare per sbrogliarla, ma nel frattempo accontentatevi di quel che ho da dire.

La visione del cosmo ghiacciato o, come preferisco chiamarlo io, del serpente Uroboro mi sembrava comoda e sensata, fino a quando non mi sono scontrato col problema della coscienza.
Un oggetto inanimato o un essere vivente privo di coscienza (un'ameba) ben si adattano a questa cornice cosmica. Ma lo stesso non si può dire di un essere cosciente, come noi figli di Adamo.
Prima di spiegare il perchè, parliamo un attimo della coscienza.

La coscienza è tutt'ora un mistero inspiegabile per la scienza. I meccanismi neurologici tramite cui essa si manifesta sono oscuri, le spiegazioni a riguardo insoddisfacenti. In modo molto generale e semplificato potremmo ipotizzare che essa non sia altro che la manifestazione di un'accresciuta complessità della rete sinaptica del nostro cervello, un fenomeno fisico-chimico emergente e perfettamente spiegabile usando le leggi della natura. La stessa percezione del tempo, il motivo per cui ricordiamo il passato, ma non il futuro, è spiegabile se ipotizziamo che il nostro Io sia determinato in ogni istante dallo stato fisico-chimico del nostro organismo e (più specificatamente) del nostro cervello. Il modo in cui si accumula l'informazione nei sistemi fisici, coerente con la freccia del tempo termodinamica, spiegherebbe in particolare l'origine della memoria e i principi della fisica e della chimica tutto il resto (avevo trovato una spiegazione molto interessante sul problema della coscienza leggendo Il Mondo di Sofia, più precisamente in un passaggio riguardante il filosofo David Hume; tuttavia, avendo perso il libro e non avendo voglia di mettermi a sfogliare i tomi di filosofia del Liceo, lo inserirò dopo aver fatto una visita in biblioteca o in libreria).

Questo quadro meccanicistico, per quanto presenti molte lacune e misteri, potrebbe essere sensato, ma (e qui si intromettono i miei ragionamenti poco ortodossi) solo in un'Universo in cui il tempo scorre. Perchè? Cercherò di spiegarlo il più chiaramente possibile, per quanto la consideri un'impresa ardua.
Prendiamo una successione qualsiasi di istanti nel tempo: ad esempio lo scoccare della mezzanotte di Capodanno degli ultimi cinque anni. Guardando il continuum-spazio-tempo dall'esterno, in ognuno di questi istanti c'è un nostro Io cosciente (magari un po' brillo) che è convinto di essere nel momento presente. Se consideriamo un istante temporale alla volta la cosa ha senso, ma non se consideriamo la nostra esistenza nella sua interezza. Il nostro essere coscienti non si cristallizza infatti in un singolo istante di tempo, ma segue una progressione che avanza nel tempo. Siamo coscienti di un istante, poi di un altro, poi di un altro ancora e via così: dalla prima manifestazione di coscienza fino alla morte. Come avviene questo "passaggio di coscienza"? In un Universo eracliteo in cui tutto scorre la spiegazione è semplice: col passare del tempo il nostro stato fisico-chimico evolve e con esso quella proprietà emergente che chiamiamo coscienza, ma in un cosmo parmenideo (ah, dimenticavo: qualche giorno fa mi sono ricordato che il primo a parlare di un Essere immutabile, ingenerato, finito - nel senso di completo -, immortale, unico, omogeneo, immobile ed eterno fu Parmenide di Elea), anche ipotizzando che in ogni singolo istante la nostra coscienza emerga per ragioni meccanicistiche, come si spiega il nostro percorso lungo la linea d'universo? Badate bene (lo ripeto per l'ennesima volta): il problema non è la coscienza di sé in più istanti, ma l'attraversare ognuno di questi istanti nel corso della nostra vita.

Forse c'è qualcosa che mi sfugge, forse devo solo scostare un ulteriore velo per smascherare quest'illusione, ma nel frattempo il dubbio mi rimane ed il problema della coscienza si scontra con l'essenza del serpente Uroboro che ho descritto l'ultima volta. Per come la vedo in questo istante, le due cose sono incompatibili e si escludono a vicenda. Per metterle insieme potrei addirittura giungere a parlare di anima, ma prima dovreste farmi bere (per dirla tutta, l'altra mattina stavo immaginando questa essenza fuori dallo spazio e dal tempo che si impossessa degli organismi fisici come un demone de L'Esorcista, ma mi sono interrotto quando ho centrato un marciapiede con la macchina).

Un altro problema che mi sono posto, per me assolutamente secondario rispetto a quello della coscienza (ma di certo non meno importante) e che forse potrei risolvere rimettendomi ad indagare, riguarda la pre-determinazione del cosmo ghiacciato. In questo cosmo che fine fanno i principi della meccanica quantistica? Il principio di indeterminazione di Heisenberg, che ha mostrato l'infondatezza del meccanicismo deterministico laplaciano, vale solo per gli osservatori? Osservando il continuum-spazio-temporale dall'esterno ci accorgeremmo che Dio non gioca a dati, come diceva Einstein? Un cosmo pre-determinato non è per sua natura privo di elementi aleatori? Scopro ora che il problema c'è sul serio: il realismo locale, cioè l'assunto che tutti gli oggetti fisici debbano possedere un valore pre-esistente per ogni possibile misurazione prima che questa sia effettuata, è rifiutato dalla meccanica quantistica.

La strada che conduce verso la verità è ancora lunga...

Chiudo qui. I vaneggiamenti filosofici torneranno prossimamente, ma prima mi serve qualche giorno di pausa e un po' di pioggia! Nei prossimi giorni mi dedicherò ad argomenti più soft.

Post scriptum. Per finire il post mi sono trasferito nella mia nuova Torre di Cristallo che, pur non essendo finita, gode di un'ottimo clima frizzante grazie al climatizzatore. Brrr fa quasi freddo!

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