venerdì 12 giugno 2009

Anobii, ebook e nostalgie cartacee

Ieri ero troppo indaffarato per mettermi a scrivere un post; oggi purtroppo sono apatico (un po' come in tutto l'ultimo periodo - mi servirebbe una vacanza) e non ho niente di brillante da scrivere, quindi mi limiterò a pescare un post dalla lista di quelli di riserva.

L'argomento di oggi sono... I LIBRI. A partire da una scoperta che ho fatto abbastanza di recente: Anobii.

Anobii
Anobii è un social network, un po' come Facebook. La differenza fondamentale rispetto a quest'ultimo è che Anobii è un social network letterario. Gli utenti di Anobii possono condividere le proprie letture creando una libreria virtuale, scambiarsi opinioni, pubblicare recensioni, dare un voto ai libri che leggono, conoscere utenti con gusti simili e via discorrendo: per un amante della lettura come me è il social network più bellissimo di tutti!
L'aspetto più barboso, con cui ci si scontra appena dopo l'iscrizione, è la creazione della libreria iniziale. I libri vanno inseriti uno ad uno, tramite un modulo di ricerca che si basa sul codice ISBN, sul titolo o sull'autore. Io c'ho messo tre giorni a completare questa fase, ma una volta superata, la gestione del proprio profilo da lettore è comoda e veloce.
Ci sono tante cose di Anobii che mi piacciono; curiosare nelle librerie degli altri è una di queste: trovo molto divertente scoprire i libri che le persone leggono, amano o odiano e con Anobii si può fare con un semplice clic. Tramite lo strumento compatibilità è inoltre possibile paragonare la propria libreria con quella di altri utenti ed individuare immediatamente le caratteristiche in comune. Un'altra cosa che mi piace è la possibilità di effettuare analisi statistiche sulla propria libreria e su quelle degli altri: ordinare i libri in base all'indice di gradimento, rispetto alla data di fine lettura, raggrupparli per autore oppure valutare il numero di libri e di pagine lette anno per anno (dall'inizio dell'anno ho letto 18 libri per un totale di 5975 pagine - forse sarebbe meglio se cominciassi ad usare un po' il Wii Fit). Infine si può esplorare il database (che contiene milioni di titoli) alla ricerca di nuovi libri, secondo i propri gusti o le proprie necessità, ed inserirli in una wish list, consentendo così ai vostri amici che non sanno mai che libro regalarvi di avere una vasta scelta.
Concludo con una piccola curiosità: la maggior parte degli utenti di Anobii sono donne (du-du-du). Pare proprio che ai maschi italiani la lettura non piaccia!

Ebook
Stando ai dati riportati dal Duca sul suo blog, il numero di ebook venduti negli Stati Uniti è in continua crescita. E così, quello che negli anni '80 e '90 era solo un falso pretendente alla sostituzione del libro di carta, è giunto a quella fase di crescita esponenziale che contraddistingue l'adozione diffusa di una nuova tecnologia e la sua sostituzione alle tecnologie mature.
Questo cambiamento è avvenuto grazie al concorso di più fattori: gli schermi con tecnologia e-ink hanno ormai raggiunto le caratteristiche visuali della carta e dell'inchiostro e non affaticano la vista, rispetto agli schermi VGA o LCD; il peso e le dimensioni di un lettore di ebook si avvicinano oggi a quelli di un libro tascabile; la durata della batteria consente decine di ore di lettura senza bisogno di ricarica; il numero di ebook disponibile sul mercato (soprattutto anglosassone) è in rapida crescita e la ricchezza dei database digitali sta diventando paragonabile a quella degli stampati (se non superiore, soprattutto per titoli vecchi e di difficile reperibilità). L'unico ostacolo rimasto all'adozione di massa del libro elettronico è dovuto alla comprensibile riluttanza degli editori a rendere disponibili copie digitali dei propri libri a causa della pirateria. Il problema è all'ordine del giorno (basta pensare a ciò che sta accadendo in Francia) e vi sono numerose discussioni a riguardo, tuttavia io non voglio addentrarmi in quest'argomento. Ritengo che quest'ostacolo non sia sufficiente ad impedere la diffusione degli ebook e che, nel giro di pochi anni, la tendenza esponenziale che oggi caratterizza gli Stati Uniti si manifesterà anche da noi (arriviamo sempre in ritardo) e il libro stampato farà la fine dei dischi in vinile: una tecnologia riservata a pochi nostalgici.
I vantaggi degli ebook sono innumerevoli e ne farò una veloce carrellata: possibilità di allocare in una piccola scheda di memoria migliaia di titoli, potenti funzioni di ricerca e di esplorazione dei testi digitali, possibilità di acquisto di libri direttamente dall'autore o da store elettronici con conseguente eliminazione della filiera di distribuzione e vendita (e un netto calo dei prezzi si spera!), decisa riduzione dell'impatto ambientale rispetto alla carta stampata (più foreste, più acqua, meno gas serra ed inquinanti, etc.), disponibilità immediata di qualsiasi testo pubblicato, etc.
L'ebook è il futuro!

Nostalgie cartacee
Lo ammetto: io sono uno di quei maniaci che (in netto contrasto col mio spirito ecologista) contribuiscono alla deforestazione del pianeta. Quando leggo un libro devo assolutamente possederlo, sono orgoglioso della mia libreria e l'idea di sostituirla con un archivio elettronico miniaturizzato mi deprime. Ho pile di libri sul comò, continuo ad aggiungere scaffali nella mia stanza, ma lo spazio non basta mai, paragono il maltrattamento di un libro a quello degli animali (guai fare una piega su una pagina o (eresia!) aprire un'edizione economica con la forza bruta) e se non trovo più un libro non mi do pace (a proposito, non è che ho prestato a qualcuno di voi la mia copia de Il Mondo di Sofia?).
D'altra parte sono anche un appassionato di nuove tecnologie e questa caratteristica potrebbe bilanciare il mio atteggiamento quando l'ebook otterrà il predominio.
Ma già mi immagino l'era post libro di carta: niente più soste interminabili nelle librerie con Lady A che mi lancia sguardi di fuoco, niente più polveroni biblici dove il numero di libri accumulati ha superato il livello di guardia, niente più eroiche ricerche di libri introvabili (come quando ho deciso che volevo la prima edizione de La Storia Infinita - Il Paradiso Perduto illustrato da Doré invece non sono ancora riuscito a trovarlo), poi... poi... Boh! Non sono maniaco a tal punto da parlare dell'odore della carta stampata o del fruscio che fanno le pagine quando si sfogliano, anche se riconosco al libro una certa valenza estetica che all'ebook manca.
Però... in fondo in fondo... possedere un lettore ebook non mi dispiacerebbe: magari ci faccio un pensierino!

mercoledì 10 giugno 2009

Twilight - il film: scusate ma mi scappa da ridere

Ieri sera ho guardato il film Twilight. No, non sono impazzito: è che ero curioso di vedere se fosse davvero, citando Fantozzi, una cagata pazzesca come dicono in molti. Inizialmente avrei voluto leggere il romanzo di Stephenie Meyer, ma mi sembrava proprio di buttare il mio tempo (e poi ci ha già pensato Gamberetta sul suo blog a scrivere un'ottima recensione), allora ho optato per la trasposizione cinematografica.

Visto che oggi è uno di quei giorni in cui non ho ispirazione, sono apatico e faccio fatica a scrivere (ma è da 10 giorni che va avanti così) come argomento di cui parlare mi sembra adatto: frivolo, leggero e non troppo impegnativo.

Se poi dovrò subire le ire della teenager fanatiche innamorate di Edward, beh, me la sarò cercata!

Pronti... partenza... VIA!

Twilight è il tipico film che parla di adolescenti americani, l'unica differenza è che in Twilight ci sono i vampiri.

Bella è la tipica teenager acqua e sapone delle serie tv. I suoi genitori sono divorziati, si è appena trasferita in una città nuova (un paesino piccolo e piovoso di nome Forks), non conosce nessuno ed è pure un po' impacciata. E' uno stereotipo fatto con lo stampino.
Edward invece è uno gnokko (prendo in prestito da Gamberetta questa definizione), ma mica uno gnokko qualunque: uno gnokko vampiro! E questo lo rende gnokko all'ennesima potenza. La gnokkosità di Edward si manifesta in tutto ciò che dice o che fa. E' talmente gnokko che basta un suo sguardo per far venire un orgasmo a Bella ogni volta che la guarda (e ora capisco perchè le teenager sono innamorate di lui).
Inutile dirlo, appena i due si incontrano è amore a prima vista (o meglio: alla prima annusata, visto che Edward sottolinea più volte che la sua attrazione per Bella è puramente di natura chimica; Bella emette dei ferormoni che puzzano di più rispetto a quelli di tutte le altre ragazze del liceo ed Edward è attratto da essi come un fuco). Lui si innamora di lei, lei si innamora di lui, ma c'è un problema: Edward è un vampiro e Bella il suo spuntino. I due non possono amarsi, perchè se l'istinto di predatore di Edward dovesse prevalere sulla sua forza di volontà, egli si getterebbe al collo di Bella per succhiarle il sangue. Ma a Bella non importa: Edward è troppo gnokko per lasciarselo scappare! E così la storia d'amore tra Edward e Bella ha inizio (coro di teenager fanatiche: oooh com'è romantico!).

Durante il film veniamo a conoscenza di varie informazioni utili su Edward e sui vampiri. Innanzitutto scopriamo che lui e la sua famiglia (di cui parlerò in seguito) sono vampiri vegetariani (che hanno cioè rinunciato a nutrirsi di sangue umano sostituendolo con sangue di animali) e ciò li rende sempre arrapa... cioè... affamati. Poi apprendiamo che i vampiri non possono stare alla luce del sole perchè brillano come diamanti: questa caratteristica li renderebbe troppo gnokki e facili da distinguere e per questo motivo escono solo quando c'è brutto tempo (quando ho scoperto il motivo per cui i vampiri non possono stare al sole sono rotolato giù dal divano). Poi veniamo a sapere che Edward è uno studente liceale dal 1918 (alla faccia! Io ho conosciuto studenti ripetenti (ciao Pizzo!), ma nessuno paragonabile a Edward). Infine scopriamo anche qualcosina sull'origine dei vampiri, ad esempio che derivano dai lupi.

La trama di Twilight si basa su due conflitti: il già citato amore problematico tra un vampiro e un'umana e l'arrivo in città di un altro gruppo di vampiri NON vegetariani. Riguardo al primo c'è poco da dire: Edward deve imparare a trattenere i suoi istinti da predatore per non succhiare il sangue a Bella e Bella deve imparare a trattenere i suoi istinti da ninfomane per non succhiare qualcos'altro ad Edward (santo cielo come sto scadendo nella volgarità). Anche il secondo è banale: tra i nuovi vampiri c'è infatti un cacciatore che, attirato dal profumo appetitoso di Bella, vorrebbe tanto banchettare con lei, ma non ha fatto i conti con Edward e la sua famiglia.

Gli aspetti più interessanti di Twilight sono secondo me quelli che fanno da contorno alla trama. A partire dalla allegra famigliola di Edward: è una via di mezzo tra la famiglia Cunningham di Happy Days ed il gruppo di tossicomani di Trainspotting, sempre desiderosi di farsi una pera. La scena in cui Edward presenta Bella ai suoi è davvero esilarante, ma in quanto a demenzialità non è nemmeno paragonabile alla partita di baseball che si svolge tra i vampiri. Le creature oscure e affascinanti di Anne Rice sono un lontano ricordo.

Il difetto più grosso del film Twilight (e penso anche del romanzo da cui è tratto) è che si prende troppo sul serio! Twilight è una parodia, una commedia. Se dovessi fare un plagio lo ambienterei negli anni '50, con un Fonzie dai denti a punta che dice: HEY!
Una grande storia d'amore? Ma per favore! E' la tipica storia dell'amore impossibile in chiave vampirica.

Sono arrivato alla fine del film con il latte alle ginocchia. Dopo aver liquidato il vampiro cattivo in quattro e quattr'otto (ma non era dotato di poteri eccezionali? Mah...) infatti il film non finisce, ma c'è la scena del ballo. IL BALLO. In tutti i film americani ambientati al liceo c'è 'sto benedetto ballo! E vabbè balliamo! E poi finalmente sono arrivati i titoli di coda...

Una cagata pazzesca? NO.

Un film comico malriuscito? SI.

Post scriptum.

Su IMDb Twilight ha voto medio 6,1, ma il 25% circa dei voti (più di 16000) sono dei 10.
Preoccupante, piuttosto, anzichenò!

La mia tentazione di leggere il romanzo, tanto per vedere com'è veramente, sta aumentando. Ma lungi da me l'idea di comprarlo!

lunedì 8 giugno 2009

Le conseguenze esistenziali dei viaggi nel tempo

Questo post è il seguito de I limiti della nostra percezione del 5 giugno.

Ieri sera continuavo a fissare La strada che porta alla realtà di Penrose. "Leggimi, leggimi" mi diceva il librone ed io stavo per allungare la mano ed afferrarlo. Poi però m'è cascato l'occhio sulla Trilogia della Fondazione di Asimov e mi son messo a leggere quella: una lettura decisamente più rilassante.

Il mio problema è che, in mancanza di uno studio serio di certi argomenti, l'unica cosa che posso fare è congetturare, basandomi su un background che probabilmente è infarcito di errori. Pazienza: man mano che le mie conoscenze in materia si amplieranno correggerò i miei errori. Il ragionamento che segue è affetto da queste magagne, che ho pensato di sottolineare per bene prima di procedere.

Ricordando il presupposto secondo cui la nostra visione della realtà è per forza di cose limitata (vedere post precedente), andiamo a cominciare.

Lo spazio-tempo. Per come la intendo io, e lo ripeto un'altra volta che potrei avere una visione distorta della realtà, tutte le dimensioni, compresa quella spaziale, hanno un'esistenza sostanziale. Cosa vuol dire? Cercherò di spiegarlo.
In modo intuitivo il tempo si potrebbe intendere come una manifestazione del divenire (il panta rei eracliteo): in primavera un albero si ricopre di foglie, in estate produce frutti, in autunno le foglie diventano rosse, cadono e l'albero si spoglia. Gli esseri umani nascono, crescono e poi tornano alla terra. Le stelle avvampano dalle nebulose, bruciano ed infine muoiono. In ognuno di questi casi abbiamo una sequenza di stati la cui manifestazione è scandita dall'entità che chiamiamo tempo. Ma in quest'ottica il tempo potrebbe non avere nessuna realtà sostanziale, il concetto di passato potrebbe essere dovuto semplicemente all'esistenza della memoria e all'effetto che una serie di stati precedenti produce su quello che noi chiamiamo presente. Ciò che esiste è lo spazio ed il tempo è solo indice del mutamento.
Io non la vedo in questa maniera. Così come, nello spazio, il fatto di trovarmi a Roma non esclude l'esistenza di New York, allo stesso modo, nello spazio-tempo, trovarmi nell'anno 2009 non esclude l'esistenza dell'anno 1985, 1492 o 12579. Esistenza sostanziale. Non nel divenire. Nello spazio-quadridimensionale Cristoforo Colombo sta facendo vela verso le Indie Occidentali, Gesù Cristo sta venendo crocifisso sul Golgota e una scimmia pelosa si è alzata in piedi nella savana per guardare se sopraggiungono predatori. Questa mia idea, se non faccio errori grossolani, dovrebbe trovare riscontro nella teoria della relatività ed è mia intenzione approfondire almeno questo aspetto fondamentale, poichè è l'ipotesi su cui si basa il resto del discorso.

Parliamo ora dei viaggi nel tempo. Se fosse possibile, come in Ritorno al Futuro, spostarsi avanti ed indietro nel tempo su una DeLorean, la mia ipotesi sarebbe immediatamente dimostrata. Purtroppo sulla possibilità teorica di fare o meno viaggi nel tempo, al di là della loro fattibilità tecnologica, si discute da decenni senza giungere ad una conclusione. Ci sono scienziati che dicono di sì ed altri che dicono di no, oltre ad un buon numero di paradossi e di problemi cosmici legati all'effettiva possibilità di tali viaggi. Tanto per fare un esempio cito la mia versione personale del cosiddetto paradosso del nonno. Il nostro incauto viaggiatore del tempo finisce nel passato ed incontra suo nonno prima che egli conosca sua nonna. Purtroppo il caro nonnetto (che nel passato è un baldo giovanotto che fuma marijuana e viaggia su una Harley) ha una rara malformazione al cuore (oltre ad un pessimo carattere) e, dopo aver fatto a pugni col nipote crononauta pensando che questi lo pigliasse per il culo, muore sul colpo stroncato da un infarto. Il problema è: se il nonno è morto prima di conoscere sua moglie, come si spiega l'esistenza del nipote che ha viaggiato nel tempo? E se il nipote non può esistere com'è possibile che il nonno sia morto facendo a pugni con lui? Se ci fosse risposta a queste domande non sarebbe un paradosso. Due soluzioni possibili al problema sono la congettura di protezione cronologica di Stephen Hawking (o censura cosmica), secondo cui le leggi della fisica impediscono il viaggio del tempo in modo da evitare il paradosso stesso ("è come se ci fosse un'agenzia per il controllo cronologico che impedisce la comparsa di curve temporali chiuse, così da rendere l'Universo un luogo sicuro per gli storici" - Stephen Hawking, 1992), oppure l'interpretazione molti-mondi della meccanica quantistica di Hugh Everett III, secondo la quale tutti i risultati possibili di un esperimento quantistico si realizzano... in mondi diversi. Ad andare avanti con questi discorsi si rischia di sfociare nell'assurdo ed in fondo a me non interessa se sia o meno possibile spostarsi nello spazio-tempo attraversando ponti di Einstein-Rosen o superando le 88 miglia orarie su una DeLorean. A me 'sti maledetti viaggi nel tempo servono solo come esempio! Certo che, direte voi, potevo scegliermi un esempio più realistico e magari verificabile sperimentalmente, ma ho la fissazione per la fantascienza.

Ipotizziamo dunque che sia possibile viaggiare nel tempo. Saliamo sulla nostra Panda del tempo 4x4, attiviamo i tempo-circuiti, controlliamo che il flusso canalizzatore stia flussando, impostiamo la data di destinazione, andiamo in autostrada (sul Sempione c'è troppo traffico), spingiamo sull'acceleratore fino a raggiungere i 142 km/h (siamo in Italia, mica negli USA) e voilà, eccoci nel 1965, giusto in tempo per assistere ad un concerto dei Beatles. Ma come? Ma John Lennon non era morto? Eh no! Nello spazio-tempo John Lennon è vivo e vegeto. Nello spazio-tempo ogni istante temporale esiste. Nello spazio-tempo il momento è eterno.

Le nostre vite, una sequenza di istanti ordinati e lineari che da noi vengono interpretati come un divenire, esistono in eterno, se questa parola può avere senso fuori dalla cronologia. In ogni istante temporale, dalla nostra nascita alla nostra morte, esiste una "copia" di noi stessi, quella che un ipotetico crononauta potrebbe incontrare. Il divenire è solo un'illusione.

Di questa illusione parlerò nel prossimo post e anticipo che minerò dalle fondamenta le mie stesse affermazioni. In questo post voglio parlare delle conseguenze etiche e filosofiche di questa "persistenza della cronologia".

Innanzitutto il concetto di morte e di non-esistenza perderebbe significato. La morte non ha senso fuori dal tempo. Nello spazio-tempo le nostre vite sarebbero immortali, un eterno dispiegarsi dal concepimento alla disgregazione della carne. Citando Epicuro: la morte non è nulla per noi, perchè quando ci siamo noi non c'è lei, e quando c'è lei non ci siamo più noi.

In secondo luogo il libero arbitrio sparirebbe. Se infatti ipotizziamo che ogni istante abbia un'esistenza sostanziale, tutto diventa pre-determinato. Tolta l'illusione del divenire, guardando l'Universo fuori dal tempo esso appare come un cristallo immutabile: esso non diviene, è. Questa visione è l'Uroboro, il serpente che si morde la coda, l'eterno ritorno tale e quale lo descrive Nietzsche in Così parlò Zarathustra (acc, mi hanno preceduto!).

La conseguenza fondamentale di questa intuizione è la stessa cui arriva il filosofo tedesco: ogni istante delle nostre vite dovrebbe essere reso tale da volerlo rivivere in eterno. Il problema è che, non avendo libertà di scelta, le nostre scelte sono già fatte, ma non ce ne accorgiamo perchè la nostra mente è in grado di ricordare il passato, ma non di vedere il futuro... A dir la verità, ora che ci penso bene, quello di Nietzsche è solo un atteggiamento possibile: la predestinazione può essere affrontata in molti modi. Da più di duemila anni oracoli, teologi, filosofi e drammaturghi se ne occupano.

Potrei andare avanti a discorrere per ore di questo argomento, ipotizzando ad esempio che ogni nostra possibile scelta generi un Universo parallelo, ma il succo della questione l'ho presentato, così come le sue conseguenze più lampanti.

Nel prossimo episodio, dal titolo "Un problema di coscienza", criticherò quanto ho detto oggi.

Continua...

sabato 6 giugno 2009

Sono proprio incazzato

Faccio uno strappo alle regole di pubblicazione e al mio vocabolario (di solito non sboccato), ma proprio non posso farne a meno!

Ieri era la Giornata Mondiale per l'Ambiente e NESSUNO, dico NESSUNO ne ha parlato o se l'ha fatto l'ha fatto di sfuggita o per sbaglio.
In occasione della giornata in 87 paesi del Mondo è stato trasmesso il film-documentario Home (diretto da Luc Besson) su tutti i media: cinema, TV, Internet. La televisione italiana l'ha mandato in onda alle 23.55, all'interno della trasmissione Top Secret, con un ignorante di presentatore che ne sa di ambiente quanto io ne so di calcio. Evidentemente non era tra le priorità dei palinsesti...
E pensare che siamo in un periodo in cui le problematiche legate al clima e all'ambiente sono (o dovrebbero essere) all'ordine del giorno. Ma sempre più spesso mi rendo conto che alla gente non gliene frega UN CAZZO. Almeno finché non è toccata in prima persona, soprattutto nel PORTAFOGLIO.

Cmq se siete interessati trovate maggiori informazioni sul film QUA ed il film è disponibile su Youtube.

venerdì 5 giugno 2009

I limiti della nostra percezione

Questo post prosegue il discorso iniziato in 42 o la storia di come sono diventato un miscredente del 1° giugno.

Inizialmente il suo titolo doveva essere "Le conseguenze esistenziali dei viaggi nel tempo", ma ho dovuto cambiarlo perchè non sono mai giunto a parlare di quell'argomento. Mi sono infatti perso nell'introduzione al discorso, che riguarda i limiti del nostro cervello e della nostra percezione.

Ci sono due motivi per cui ritengo che le nostre possibilità di dare una spiegazione definitiva alla vita, l'universo e tutto quanto siano molto scarse (vedi post precedente).

Innanzitutto il nostro cervello ha ben determinati limiti di elaborazione e di memoria. Pur con una mente estesa, cioè utilizzando elaboratori e fonti di memoria elettroniche, la nostra capacità di apprendimento rimane limitata. Ogni essere umano è in grado di gestire solo una piccola parte della quantità di informazione disponibile e la conoscenza, per questo motivo, è per lo più settoriale (c'è il fisico, il chimico, il biologo, etc.). Le cose potrebbero cambiare modificando l'hardware del nostro cervello o affidando l'elaborazione dell'informazione ad intelligenze artificiali, ma questi argomenti esulano dallo scopo di questo post.

In secondo luogo la nostra mente e la nostra capacità di percezione sono soggette a vincoli dovuti alla nostra natura fisica e l'Universo stesso pone dei confini alla nostra capacità di osservazione. Ci sono vincoli e confini legati allo spazio, al tempo e alla causalità. Vediamo ora, punto per punto, ciò che intendo.

Lo spazio. Noi percepiamo uno spazio finito e tridimensionale, le difficoltà si incontrano quando si affronta uno spazio infinito e/o deformabile (come nella teoria della relatività generale) e/o multidimensionale (come nella teoria delle stringhe). Immaginare uno spazio infinito o tridimensionale curvo è abbastanza semplice, immaginare dimensioni accartocciate su sé stesse un po' meno.
Poi ci sono anche due problemi di osservazione.
Nell'infinitamente grande la nostra vista può spingersi nello spazio (e indietro nel tempo, vedere più avanti) solo fino a dove la luce arriva nel suo cammino. Possiamo vedere oggetti cosmici a circa 14 miliardi di anni luce di distanza (il limite dell'Universo visibile), ma qualsiasi cosa ci sia al di là per noi non esiste. Inoltre la scoperta che l'espansione cosmica sta accelerando fa presupporre che la nostra visuale del cosmo si accorci col passare del tempo. Quando la velocità di allontanamento relativa fra le galassie supererà quella della luce esse verranno obliate formando una sorta di orizzonte degli eventi al contrario in cui la materia intrappolata all'interno non potrà più vedere ciò che accade all'esterno. Se l'espansione continuerà in questo modo, i nostri lontanissimi discendenti (se esisteranno) vedranno solo un immenso vuoto intorno a sé e le tracce del Big Bang (vedere più avanti) spariranno (il processo inflazionario, cioè la fase di accelerazione seguita al Big Bang, ha già cancellato tutte le informazioni dirette su questo evento cosmico).
Nell'infinitamente piccolo i problemi sono altri. Il filosofo Democrito pensava che la materia fosse composta da atomi, altri filosofi (di cui adesso non ricordo il nome) pensavano invece che essa fosse infinitamente divisibile. La scienza moderna ci ha mostrato prima che essa è composta da atomi, poi che gli atomi sono composti da protoni, neutroni ed elettroni, poi che protoni, neutroni ed elettroni sono composti da quark. I quark sono le particelle di base? Non si sa ed io penso proprio di no. Il problema è che la nostra capacità di osservare i costituenti della materia ha già superato i limiti: è possibile osservare solo gli effetti che ipotetiche particelle producono interagendo con altre particelle. E più si va avanti più le energie richieste per studiare queste interazioni sono elevate. Per questo motivo è stato costruito l'LHC. Il problema è che per studiare le energie delle particelle presenti durante il Big Bang servirebbe un acceleratore grande come il Sistema Solare... Non parlo delle stringhe perchè mi sembra di aver già reso l'idea dei problemi dovuti allo spazio.

Il tempo. Il tempo è sempre stato e sempre sarà uno dei più grandi problemi filosofici e scientifici dell'umanità. Noi percepiamo lo scorrere del tempo, ma esso esiste davvero? E poi: il tempo è sempre esistito o ha avuto un inizio? E' continuo o discreto? A livello microscopico sembra che il tempo possa scorrere indifferentemente in una direzione o nell'altra. In termodinamica invece la freccia del tempo dà una direzione all'evoluzione dei sistemi chiusi macroscopici, tra cui è compreso il nostro Universo: il tempo scorre nella direzione in cui aumenta l'entropia e l'irreversibilità (se lascio cadere un bicchiere per terra si rompe, ma i frammenti non ricostituiscono da soli il bicchiere) ne è un esempio pratico. Fino a poco più di un secolo fa si pensava che il tempo fosse un'entità fisica indipendente, poi la teoria della relatività di Einstein e dimostrazioni sperimentali hanno mostrato l'interconnessione tra il tempo e lo spazio in un continuum chiamato spazio-tempo: il tempo può scorrere a velocità diverse a seconda di dove si trovi l'osservatore e sull'orizzonte degli eventi di un buco nero il tempo smette addirittura di scorrere. Intuitivo, no? Per quanto riguarda l'origine del tempo ne parlerò nel punto seguente e del tempo parlerò diffusamente nel post sui viaggi nel medesimo.

Il principio di causa-effetto. Un altro grande dilemma dell'umanità. I rapporti di causalità sembrano regolare il mondo fisico: se tiro un pugno contro il muro (causa) mi fratturo la mano (effetto), la frattura (causa) produce dei segnali elettrici che arrivano al mio cervello (effetto), questi segnali elettrici (causa) mi avvertono che mi sono fatto molto male (effetto) e via discorrendo. I problemi arrivano quando ci si pone davanti a questioni come l'origine dell'Universo (o meglio del tempo e dello spazio). Usando il principio di causa-effetto si può procedere a ritroso solo fino ad un certo punto, oltre il quale si possono fare due ipotesi: o l'Universo è sempre esistito o ha avuto un inizio. Secondo molti filosofi dell'antichità era vera la seconda ipotesi ed essi individuavano in Dio la causa prima del divenire (il motore immobile di Aristotele (causa senza causa) ad esempio). Alcuni indizi (il moto delle galassie, lo spostamento verso il rosso, la radiazione di fondo, etc.) e le implicazioni stesse della teoria della relatività hanno portato all'elaborazione del concetto fisico di Big Bang, secondo cui il nostro Universo ha avuto un inizio. Altri indizi (il secondo principio della termodinamica, la velocità di espansione cosmica, la costante cosmologica, etc.) suggeriscono inoltre che l'Universo si stia dirigendo verso uno stato di equilibrio chiamato morte termica. Secondo altre teorie non c'è stato un Big Bang, ma un Big Bounce, cioè un grande rimbalzo e l'Universo continua a gonfiarsi e sgonfiarsi come un palloncino. In ogni caso c'è un punto nello spazio-tempo oltre il quale la nostra capacità di osservare e di predire viene meno. Ciò che c'è stato prima del Big Bang e ciò che avviene nelle singolarità all'interno dei buchi neri non è conoscibile. C'è una sorta di censura che ci impedisce di vedere al di là di questi orizzonti. Noi possiamo solo osservare le conseguenze di questi eventi e di queste entità, ma l'informazione non può attraversare questo confine.
Si possono comunque fare delle ipotesi, ad esempio che l'Universo sia apparso dal nulla in seguito ad una fluttuazione quantistica del vuoto. Dunque Dio o la causa prima si potrebbero identificare con questa fluttuazione quantistica? A mio parere no, perchè ci sono dei principi che regolano questo genere di fluttuazioni. E questi principi da dove vengono? Forse abbiam trovato finalmente un posto per Dio, che potrebbe identificarsi con queste leggi primordiali. Tuttavia la questione è sterile, perchè siamo andati ben al di là della nostra capacità di osservare.
Un'altra questione strettamente connessa al principio di causa-effetto e che ha influenzato la storia del pensiero nei secoli è quella di finalità. Io ritengo che la finalità nell'Universo sia solo una chimera, qualcosa creato dalle nostre menti e connesso al progresso e all'evoluzione. E' facile cadere nella trappola della finalità, per sua natura allettante, ma essa è più legata alla sfera emotiva che alla reale natura delle cose. Comunque di questo argomento parlerò in un altro post.

Tutto questo l'ho scritto per dire che, vuoi per la nostra natura, vuoi per la natura del cosmo, la maggior parte di ciò che ci circonda è inconoscibile ed il pensiero positivista radicale è insensato. Il principio di indeterminazione di Heisenberg ed i due teoremi di incompletezza di Godel rafforzano ulteriormente questo punto di vista. Il primo dice che "non possiamo mai conoscere contemporaneamente e con precisione la posizione e la quantità di moto di una particella subatomica", mentre i secondi affermano che "per ogni sistema formale di regole ed assiomi è possibile arrivare a proposizioni indecidibili, usando gli assiomi dello stesso sistema formale". Dunque gli stessi costrutti della logica e della matematica hanno dei limiti (non mi sbilancio nel tentativo di fornire implicazioni più dettagliate perchè so di sbagliare).

Con questo ho concluso l'introduzione a cui sarebbe dovuto seguire il discorso sui viaggi nel tempo. Spero di non aver detto troppe cazzate (se ho sbagliato correggetemi) ed essendomi dilungato troppo vi saluto e ci vediamo alla prossima puntata.

Continua...

Postilla numero 1. Per espandere la nostra capacità di osservare e di conoscere l'Universo c'è qualcuno che ha pensato di spalancare le porte della percezione facendo uso di droghe allucinogene. Cito ad esempio Aldous Huxley e Jim Morrison. Tuttavia, nonostante quel che dice William Blake ("Quando le porte della percezione si apriranno tutte le cose appariranno come realmente sono: infinite."), il metodo sembra non funzionare allo scopo prefisso, benché la sua natura colorata e psichedelica possa aiutare l'artista in cerca d'ispirazione (dovrei provare a farmi un trip).

Postilla numero 2. Ogni volta che mi metto a pensare a certi argomenti mi rendo conto di quanto la mia strada alla ricerca della Verità (vedi post precedente) proceda a rilento e con innumerevoli soste. Qualche annetto fa mi ero comprato il libro di Roger Penrose "La strada che conduce alla realtà", che è un compendio sullo stato dela fisica moderna, deciso a colmare la mia ignoranza in materia, ma non sono mai riuscito ad iniziarlo. Un po' è colpa mia che sono lazzarone, ma un po' è anche colpa di Penrose che scrive dei mattonazzi assurdi. Ma si sa, per ottenere qualcosa bisogna pur sacrificarsi.

mercoledì 3 giugno 2009

I romanzi di Anne Rice: un sacco di dettagli e tanto sesso

Anne Rice è una scrittrice statunitense di origine irlandese, famosa soprattutto per il romanzo Intervista col Vampiro, da cui è stato tratto l'omonimo film. Come al solito, se volete sapere qualcosa di più sull'autrice, vi invito a cercare in rete.

Di Anne Rice non ho letto granché (Intervista col Vampiro, L'Ora delle Streghe ed in questi giorni sto finendo Il Demone Incarnato - gli ultimi due fanno parte della Saga delle Streghe Mayfair), ma ho intenzione di rimediare presto a questa mancanza.

Ci sono alcune caratteristiche, nei romanzi della Rice, che trovo parecchio interessanti e che, ai miei occhi, la rendono un'autrice che merita di essere letta.

Vediamole insieme.

I dettagli dell'ambientazione.
La prima cosa che mi ha colpito leggendo i romanzi della Rice è la cura maniacale per i dettagli che riguardano l'ambientazione. Sia Intervista col Vampiro, sia i primi due volumi della Saga delle Streghe Mayfair, sono ambientati principalmente nella Louisiana ed in particolare a New Orleans. La Rice è nata e ha trascorso gran parte della sua giovinezza in quella città e lo dimostra ampiamente. L'architettura, le tradizioni e le usanze, i luoghi, la gente, la storia e il folklore: tutto è descritto con estrema accuratezza. Soprattutto per l'architettura la Rice sembra avere una vera e propria ossessione che, pagina dopo pagina, riesce a trasmettere ai suoi lettori. E' bene precisare che questa cura e questo amore per i suoi luoghi d'origine non diventa mai un noioso rigurgito di informazioni (dicesi anche inforigurgito), ma è perfettamente incastonato nella costruzione dei romanzi: sono i personaggi stessi, vivendo o raccontando, che lo mostrano.

Il sesso.
Per dirla scherzosamente, la Rice è un po' maniaca, almeno quando scrive. Il sesso, la carnalità e l'erotismo sono elementi centrali dei suoi romanzi. Ci sono uomini che fanno sesso con donne, uomini con uomini, donne con donne, uomini e donne con demoni e via discorrendo. Tutto descritto in modo particolareggiato.
Una cosa importante da sottolineare, prima di procedere, è la concezione della sessualità della Rice: secondo lei, infatti, ogni essere umano è bisessuale (se lo dice lei...).
Abbiamo allora vampiri androgini che hanno rapporti sia con donne che con uomini (in Intervista col Vampiro, Armand -Antonio Banderas- è innamorato di Louis -Brad Pitt- ed il rapporto tra i due è caratterizzato da un forte erotismo, non fatevi ingannare dal film in cui questi aspetti sono stati decisamente censurati), stregoni (come Julien nella Saga delle Streghe Mayfair) che hanno una vita sessuale molto variegata (uomini, donne, ragazzini, ragazzine, demoni) e via discorrendo.
Non mancano poi amori incestuosi, pedofili e chi più ne ha più ne metta.

Le tematiche.
Classificare i romanzi di Anne Rice come horror/fantasy è riduttivo. E' vero: ci sono elementi soprannaturali, creature fantastiche e magia, ma la Saga delle Streghe Mayfair (tanto per fare un esempio) è più simile a Cent'Anni di Solitudine di Márquez piuttosto che a (uhm...) La Torre Nera di Stephen King (tipico esempio di horror/fantasy) ed in Intervista col Vampiro gli aspetti horror e fantasy passano in secondo piano rispetto ai conflitti interiori dei protagonisti. Meglio si adatta la definizione di romanzo gotico contemporaneo.
Nei romanzi della Rice c'è mistero, si parla di amori perduti, di terribili drammi, del dolore dell'esistenza, della ruota del tempo che gira inesorabilmente, di Dio e del Diavolo. Difficile dire lo stesso di Twilight.
Altre tematiche rilevanti nei romanzi della Rice derivano dalla sua formazione cattolica (che mise in discussione quando raggiunse l'adolescenza) e dalla sua origine irlandese.

I personaggi.
Tutti i personaggi dei romanzi della Rice, anche quelli secondari, sono descritti in modo molto approfondito, soprattutto dal punto di vista psicologico. Nei romanzi che ho letto, l'utilizzo di un punto di vista interno e variabile (in cui cioè la camera di un ipotetico regista vede ciò che accade ai personaggi, ma anche ciò che pensano) consente all'autrice di creare personaggi a tutto tondo e non semplici burattini da manovrare ai fini della storia. Il risultato è molto coinvolgente per il lettore. L'autrice ha inoltre preso spunto, di tanto in tanto, da persone reali per creare i suoi personaggi. Il vampiro Lestat è ad esempio ispirato a suo marito, Stan Rice (mi sarebbe piaciuto conoscerlo, purtroppo è prematuramente scomparso nel 2002), e Alicia Mayfair alla madre alcolizzata.

La trama.
Le storie che racconta la Rice sono delle belle storie: originali e capaci di catturare l'attenzione del lettore. Una caratteristica di alcuni suoi romanzi (mi riferisco a L'Ora delle Streghe e al Il Demone Incarnato) è l'estrema lentezza con cui la trama procede (è passato troppo tempo da quando ho letto Intervista col Vampiro, ma mi pare che fosse molto più snello e veloce). Ciò si capisce subito dal numero di pagine che li compone (900 pagine circa il primo e 600 e passa il secondo). Alla Rice piace soffermarsi sui particolari, sui dettagli, fa spesso uso di flashback e così nascono storie dentro a storie. Se cercate una lettura veloce i suoi romanzi non fanno per voi.

La traduzione.
Lo dico in due parole: fa schifo. Io parto dal presupposto che Anne Rice sappia scrivere bene o che i suoi editor sappiano fare il loro mestiere. Lo stesso non si può dire dei traduttori italiani, almeno per quanto riguarda Il Demone Incarnato, che sto leggendo ora.
Partiamo dal titolo: quello originale era Lasher, quello italiano invece fa pena.
Il traduttore poi a volte sembra che non sa (o sappia?) usare il congiuntivo, nemmeno nelle sue forme più elementari. E ci sono delle frasi il cui senso e la cui costruzione sintattica mi lasciano perplesso.
Purtroppo la mia voglia di leggere in lingua originale dei tomoni di 600 e più pagine è pari a zero e, pur essendo conscio di ciò che si perde, cerco di accontentarmi.

Mi sembra di aver detto tutto. Dopo aver finito il libro che sto leggendo, ho intenzione di concludere la Saga delle Streghe Mayfair con il terzo e ultimo volume (Taltos), poi ho in programma di leggere Un grido fino al cielo, di cui ho sentito molte opinioni positive su Anobii. Infine mi incuriosisce l'ultima saga che sta scrivendo l'autrice, che parla della vita di Cristo, ma avendo molti altri libri in attesa di essere letti potrebbero passare anni prima che mi ci cimenti.

Nota che non c'entra niente: la parola sesso (e i suoi annessi e connessi) dovrebbe far aumentare notevolmente gli accessi al blog, anche se i nuovi visitatori, non trovando ciò che cercano, se ne andranno per non tornare mai più.

lunedì 1 giugno 2009

42 o la storia di come sono diventato un miscredente

Una volta avevo un taccuino. NO: non un tacchino! Un taccuino, con la U!
E che ci facevo con questo taccuino? Beh, ci scrivevo le mie cose e i miei pensieri... tutti quelli che mi venivano in mente!
Nel taccuino scrivevo le idee per il mio romanzo, nel taccuino tiravo giù a mazzate l'edificio delle mie vecchie credenze, nel taccuino insultavo George W. Bush.
Del primo argomento ho già parlato in precedenza, il terzo ormai è fuorimoda. Come avrete capito stasera voglio parlare del secondo.

Cosa vuol dire che ho tirato giù a mazzate l'edificio delle mie vecchie credenze? Beh, molto semplice, significa che sono diventato agnostico, ma dirlo in modo figurato lo trovo più divertente!
Agnostico: colui che sa di non sapere, un po' come Socrate (anche se questo paragone non rientra nella definizione corretta di agnosticismo). Ben diverso dall'ateo. L'ateo è colui che nega l'esistenza di Dio, colui che ripudia la religione e così facendo professa a sua volta un credo.

Perchè son diventato agnostico? Beh, innanzitutto voglio precisare che non è che lo sono diventato all'improvviso. Un giorno mi sveglio e dico: basta, oggi divento agnostico... e domani ostrogoto. No! L'edificio delle mie credenze era già pericolante da un bel pezzo. E' vero: un tempo facevo il chierichetto e andavo pure a Messa tutte le domeniche, ma a posteriori mi accorgo che erano solo abitudini dure a morire. La mia fede era già sparita da tempo. Dovevo solo rendermeno conto e accettarlo.

Perchè è successo? E' stato un processo graduale, come il risveglio. Poco alla volta mi sono accorto che tutte le spiegazioni che le religioni sono in grado di offrire, sul significato della vita, sull'origine dell'Universo, su Dio, sull'uomo e tutto il resto, non mi bastavano più. Mi sono accorto che erano solo parole, spiegazioni con lo stesso contenuto di verità delle storielle della buonanotte. Reali quanto Babbo Natale e la Befana. Da questo punto di vista io sono un po' come San Tommaso: non ci credo se non ci metto il naso. Purtroppo nella mia vita non ho mai assistito ad un miracolo, non ho mai visto un angelo, non sono mai rimasto abbagliato da un roveto ardente. Con questo non voglio dire che certe cose non esistano, ma, non essendo dimostrabili, per me non contano.
Miscredente!!! Sì, lo sono.
Se mi chiedeste se ritengo che più del 90% della popolazione umana sia vittima di un'allucinazione di massa, la mia risposta sarebbe sì; ma non lo dico con disprezzo e nemmeno me ne compiaccio.
Io ritengo che le religioni siano qualcosa di utile, comodo e semplice per dare un significato all'esistenza, per vincere la paura della morte, per spiegare misteri come l'origine del cosmo e della vita a cui altrimenti non si riuscirebbe a venire a capo. Ma ritengo anche che siano delle illusioni. E a me non bastano.
Essere agnostico per me non vuol dire sbattersene. Tutto l'opposto. Essere agnostico per me è un punto di partenza, una tabula rasa da cui tutto comincia! Io voglio cercare la verità, voglio cercare il senso di tutto quanto (anche se a volte mi dimentico di questa specie di dichiarazione d'intenti). Dico cercare e non trovare perchè so che è una strada che ha un inizio, ma di cui non si intravede la fine. A volte rimpiango la spensieratezza di quando ero bambino e, come direbbe Dylan Dog, in Dio non ci credo, ma ci spero. Mi piacerebbe che il cielo si aprisse e che un uomo vestito di bianco bussasse alla mia porta e mi dicesse: non hai capito niente! Le cose stanno così, così e così. Purtroppo temo che ciò non accadrà. E che il mio destino sarà cercare fino alla fine dei miei giorni.

L'unica strada che per ora conosco e che ho intrapreso, nella mia ricerca della verità, è quella della ragione: iniziata dai filosofi della natura più di duemila anni fa, trasformata da Galileo con l'invenzione del metodo scientifico e portata avanti dalle più brillanti menti di tutti i tempi, essa, a mio parere, è il nostro unico modo di avvicinarci all'infinito. O l'unico modo sensato.
Razionalista!!! Più o meno.
Secondo me l'umano desiderio di comprendere e di conoscere è quanto di più nobile caratterizzi la nostra specie. La filosofia e la scienza hanno saputo spiegare molte cose, anche se molte altre per ora rimangono misteri. Per quanto la nostra vista possa spingersi verso l'infinitamente piccolo e l'infinitamente grande essa infatti rimane limitata. Ma meglio una conoscenza limitata, piuttosto che una fede cieca.
E' così perchè così sta scritto. Ma insomma, queste cose si dicono ai bambini! Tra l'altro... Di cose ce ne sono scritte davvero tante! Chi dovrei ascoltare? Il cristiano o l'indù? L'islamico o il buddhista? Il figlio di Odino o il sacerdote di Zeus? No, no, non fa proprio per me.

La strada che conduce alla verità è costellata di dubbi e di incertezze, è un sentierino di montagna che si percorre solo alla luce della Luna e delle stelle. E' una strada rischiosa, dove basta un passo falso per cadere in un abisso. Sono parole mie dei tempi del taccuino.
A volte mi domando se non siamo presuntuosi nella nostra convinzione di poter un giorno scostare il velo di Maya che nasconde la realtà. Mi chiedo se il sacrificio di Prometeo, che ha rubato il fuoco agli dei, o di Adamo, che ha colto il frutto dall'albero della conoscenza, non siano stati una follia! Io non sono nemmeno uno di quegli ottimisti che ritiene che un giorno la scienza saprà spiegare Tutto. Ma regolarmente mi rispondo che se solo riusciremo a scorgere il mignolino di Dio ne sarà valsa la pena!

Continua...

Post scriptum.
Gesù mi sta simpatico: quando scaccia i mercanti dal Tempio, difende le prostitute o stravolge la vecchia Legge riassumendola in due comandamenti d'amore è proprio un figo! E' la Chiesa, quella nata dai concili, che proprio non sopporto. Se Gesù vuole dunque prendere due piccioni con una fava, cioè correggere la mia miscredenza e fare due chiacchiere sulla sua Chiesa, io un thè con lui lo prendo volentieri.

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