mercoledì 30 settembre 2009

Borges, letterati e lettori

A me ogni tanto vengono certe idee malsane, come quando, stufo dei soliti romanzi da quattro soldi e dei soliti saggi sulla meccanica quantistica, decido di intraprendere la lettura di qualcuno di quei libri che non puoi non avere letto senza fare la figura dell'uomo della giungla zotico e allevato dalle scimmie (scimmie che si dedicano a battere a macchina opere di Shakespeare, ovviamente).

Succede regolarmente che poi mi ritrovi tra le mani un gran mattone, ma avendo la memoria di un pesce rosso mi dimentico all'istante di questa conseguenza. Qualche giorno fa eccomi dunque in libreria a comprare "Finzioni" di Jorge Luis Borges (che tra l'altro non ho ancora capito come si pronunci).

Borges: premio Nobel per la letteratura, osannato dalla critica e dal pubblico, uno dei più importanti ed influenti scrittori del XX secolo! (qui ci sta bene un "WOW" di ammirazione) Com'è logico immaginarsi, la mia aspettativa prima di leggere il libro era grande assai!

L'ho letto.

Ora: sarà che non sono abbastanza dotto, che i letterati di professione mi danno un po' fastidio, che alle opere dei premi Nobel dovrebbero allegare il foglietto illustrativo, che mal sopporto i libri che parlano di altri libri (veri, immaginari o non si sa) e gli sfoggi di erudizione mi fanno venire l'itterizia fin da quando vado al Liceo (a causa di certi compagni saccenti e presuntuosi), ma dei quattordici racconti della raccolta ne ho apprezzati la metà. E lungi da me l'idea di etichettarli come sublimi, superbi, inarrivabili, degni di essere accostati alla Bibbia, eccetera eccetera, come fa la maggior parte dei recensori su Anobii.

Già sento la colta turba dei letterati mormorare il suo sdegno e disappunto: "Non capisci niente!" "Torna a leggere Le Cronache del Mondo Emerso ed il libro delle barzellette di Totti!" "Ignorante!" "Illetterato!" "Bifolco!" "Villano!" "Capra!"

Statevene un po' calmi e zitti! E' vero: chi sono io per giudicare? Non sono mica un critico letterario di professione! La mia opinione di povero e ingenuo lettore, escluso dai circoli della Letteratura con la "L" maiuscola conta meno di uno sputo di cammello.
Ma mi è lecito chiedere quante persone, fra coloro che hanno gridato "Capolavoro!" dopo aver letto "Finzioni", fossero davvero convinte di ciò che stavano scrivendo e quante si siano limitate a giudicarla un'opera eccelsa solo perchè così sta scritto e perchè a chi dice che in fondo Borges non è poi 'sto grande scrittore accadrà che:
1) sarà etichettato a vita come un perfetto ignorante che di letteratura non capisce niente;
2) verrà messo faccia al muro con infilato in testa un cappello di carta con su scritto "ASINO" e pungolato da uno studente liceale ripetente vestito come Dante per lo spasso di donne e bambini.

Per quanto mi riguarda in "Finzioni" ho trovato alcuni racconti notevoli ed altri insignificanti. Tra i primi "Tlön, Uqbar, Orbis Tertius", "Le rovine circolari", "La lotteria a Babilonia", "La biblioteca di Babele", "Il giardino dei sentieri che si biforcano", "Il miracolo segreto" e "Tre versioni di Giuda". Gli altri non mi hanno particolarmente colpito.

I racconti di Borges mi ricordano un po' Eco e un po' Calvino (sono stati entrambi influenzati dallo scrittore argentino) e trovo un parallelo evidente con le opere astratte e visionarie di Escher. Borges gioca con le parole, ma lo fa un po' troppo secondo me. Lo stile artificioso, i tecnicismi, la prosa a tratti poco scorrevole rendono spesso la lettura pesante e difficoltosa e, sebbene le idee alla base dei racconti siano ottime, è arduo lasciarsi trasportare dalla narrazione. A ciò si aggiunge la traduzione di Franco Lucentini che in certi passaggi fa accapponare la pelle: il tentativo di renderla il più possibile letterale e spagnoleggiante risulta in un italiano scorretto ed illeggibile (cit. da "La lotteria a Babilonia": alcuni moralisti osservarono il possesso di monete non sempre determinare la felicità, ed esservi, forse, forme più dirette della fortuna). Se io scrivessi così gli editori mi cestinerebbero i manoscritti convinti di fare un grosso favore al genere umano!
In alcuni racconti il numero di citazioni ed invenzioni letterarie eccede decisamente il mio livello di sopportazione: piaceranno a chi delle lettere ha fatto una professione, non al lettore alla ricerca di un'opera di intrattenimento. Anche le idee filosofiche e metafisiche orientaleggianti che traspaiono tra le righe non mi hanno particolarmente scosso. C'è da dire che io giudico l'opera di Borges alla luce di tutto ciò che è venuto dopo di lui, forse questo è uno dei motivi per cui non colgo l'originalità dei suoi racconti fantastici. Considerando gli anni in cui ha scritto, devo ammettere che la sua capacità di coniugare i temi metafisici con quelli del fantastico e la sua influenza sugli autori che sono venuti dopo di lui è indiscutibile. Ma la mia prima impressione rimane immutata.

Con ciò non voglio dire che Borges, letto oggi, non sia un grande scrittore: questo giudizio spetta ai critici, la mia è solo un'opinione soggettiva risultante da una lettura superficiale di "Finzioni". Scavando più a fondo, rileggendo i racconti per la seconda volta come ho iniziato a fare ieri sera, esplorando altri livelli di lettura si trova molto di più, ma è una faticaccia immane. Perchè devo farlo? Io volevo rilassarmi dopo una giornata di lavoro!
"Finzioni" sarà un classico, ma sulla copertina dovrebbero appiccicarci un etichetta con su scritto: "PER LETTERATI". Il povero lettore alla ricerca di un libro piacevole, a mio modesto parere, rimarrà deluso e incapace si esprimere un giudizio senza ripetere pappagallescamente ciò che qualcun'altro ha già detto prima di lui.

Ho finito.

Parlare di letteratura mi diverte un sacco! Vi è un certo spirito anarchico e un qualcosa di provocatorio nel farlo, soprattutto considerando che durante le ore di lezione al Liceo ero sempre impegnato in altre attività. Potrei riscrivere il post sostenendo la tesi opposta e sarei sempre nel giusto dato che, a differenza della matematica, la letteratura è un'opinione dai risvolti ambigui in cui è vera ogni tesi e la sua antitesi. Questa però è l'ultima volta in cui perdo tempo a scrivere simili str... strumentalizzazioni delle parola scritta.

2 commenti:

Morwen ha detto...

In verità nemmeno io Borges l'ho letto e sono una letterata...probabilmente mi appenderanno per i pollici :D

Intervengo solo per commentare quest'affermazione: "la letteratura è un'opinione dai risvolti ambigui in cui è vera ogni tesi e la sua antitesi".

Non è vero. I non addetti ai lavori tendono ad interpretare la critica letteraria come opinione soggettiva del critico che non si sa perché un bel mattino si è svegliato e ha deciso che D'Annunzio era un genio e la Troisi un'imbecille.

Un'opera d'arte è costituita per il 50% dal contesto culturale, per il 40% dalla storia e per il 10% dall'abilità personale dello scrittore.

Senza contare che i geni si riconoscono a posteriori, cioè letti attraverso la "lente" culturale di chi è arrivato dopo.

Il critico in genere unisce le varie pulsioni presenti nella società, la situazione storico-politica contingente, lo scritto e ti dice se quello che ha letto è rilevante, importante. Se aggiunge qualcosa di nuovo e come l'evoluzione del pensiero ha portato lì.

Non se è piacevole da leggere, la letteratura non dovrebbe essere concepita come intrattenimento.

In quel caso, ad esempio Joyce non se lo filerebbe nessuno, l'Ulisse è una delle più grosse rotture di palle intollerabili mai scritte :D

Anonimo ha detto...

ecco un commento spontaneo
lei monsieur non verrà mai giudicato, perchè troppo intento a provocare reazioni in un pubblico variopinto e poco letterato
missione tra l'altro nobilissima, ma poco in voga.
cordiali saluti

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