Passeggiando tra bancarelle di pesce e frutta.
Quando esco in strada il Sole è appena sorto, ma ancora non illumina le calli.
Il Sestiere di Santa Croce è deserto, silenzioso. La frescura della notte è già svanita e si preannuncia una giornata afosa.
Mi dirigo a passo veloce verso Rialto, seguendo le indicazioni dipinte sui muri.
Lungo la strada incrocio due spazzini, intenti a ripulire il selciato dai rifiuti lasciati dai turisti la sera prima, e un giornalaio che alza la saracinesca della sua edicola.
Arrivo al Ponte e davanti agli occhi mi appare una città diversa da quella che conosco: la frenesia, il caos ed il baccano sono scomparsi, così che le pietre antiche possano raccontare la loro storia.
Il Sestiere di Santa Croce è deserto, silenzioso. La frescura della notte è già svanita e si preannuncia una giornata afosa.
Mi dirigo a passo veloce verso Rialto, seguendo le indicazioni dipinte sui muri.
Lungo la strada incrocio due spazzini, intenti a ripulire il selciato dai rifiuti lasciati dai turisti la sera prima, e un giornalaio che alza la saracinesca della sua edicola.
Arrivo al Ponte e davanti agli occhi mi appare una città diversa da quella che conosco: la frenesia, il caos ed il baccano sono scomparsi, così che le pietre antiche possano raccontare la loro storia.
Rialto fu il primo nucleo abitato di quella che oggi è la città di Venezia. Per secoli qui si scambiarono sale, zucchero, pepe, spezie provenienti dall'Oriente quali lo zenzero, la noce moscata e lo zafferano. Si vendevano canfora, incenso, oppio e schiavi. I commerci fiorirono fino a che spagnoli, inglesi e portoghesi aprirono nuove rotte commerciali verso le Americhe, segnando di fatto l'inizio della decadenza della Serenissima. A quest'ora del mattino, quando la calca di turisti muniti di Reflex è ancora lontana, è facile chiudere gli occhi e immaginare di trovarsi in un'altra epoca, nel cuore pulsante della città antica.
Salgo sul Ponte, il più antico di Venezia: le serrande dei negozi sono abbassate, non devo farmi largo a gomitate per passare, qua e là qualche turista mattiniero si affaccia dal parapetto e osserva il Canal Grande che inizia a risvegliarsi. Ma sono presenze fugaci e silenziose. Sotto di me barconi carichi di merce solcano le acque diretti verso il Mercato, mentre i vaporetti effettuano le prime corse del mattino.
Salgo sul Ponte, il più antico di Venezia: le serrande dei negozi sono abbassate, non devo farmi largo a gomitate per passare, qua e là qualche turista mattiniero si affaccia dal parapetto e osserva il Canal Grande che inizia a risvegliarsi. Ma sono presenze fugaci e silenziose. Sotto di me barconi carichi di merce solcano le acque diretti verso il Mercato, mentre i vaporetti effettuano le prime corse del mattino.
Quando il Sole spunta sopra ai palazzi lascio il Ponte. Lungo le Fondamenta de la Preson una spazzina, unica presenza tra i tavolini vuoti e le osterie chiuse, sta ramazzando la banchina. Mi fermo qualche attimo ad osservare il suo lavoro, poi riprendo il cammino.
La prima cosa che avverto quando giungo al Mercato è l'odore: pesce fresco, frutta, verdura. Le fragranze impregnano l'aria, si mischiano e si confondono. Nell'Erbaria, il mercato della frutta e della verdura, ferve l'attività. Garzoni trascinano carrelli carichi di cassette di frutta, i venditori dispongono la merce in bella vista sulle bancarelle, un cane gironzola qua e là attirato dagli odori.
Attraverso lo spiazzo e giungo ai portici della Pescheria, il mercato del pesce. I banchi sono ancora immersi nella penombra, rischiarati da qualche raggio di Sole che filtra tra le tende e dalle lampade appese al soffitto. Qui l'odore invade l'aria con prepotenza, si leva dal selciato umido e dalle bancarelle su cui i pescivendoli rovesciano secchi di ghiaccio per tenere al fresco pesci, molluschi e crostacei. Mentre passo un signore sbatte su un tavolo un grosso tonno, lo sventra e lo decapita. Tenendomi in disparte lo osservo per qualche minuto indeciso se fargli una foto oppure no. La tentazione è grande, ma anche la sensazione di essere un intruso. Alla fine scatto e mi allontano.
Continuo a gironzolare in questa maniera per il mercato, osservando le mille attività che vi si svolgono. Nessuno bada a me.
Quando i primi acquirenti iniziano a riempire le vie del ed il Sole si fa più alto decido di andarmene. Percorro la banchina di un canale laterale a cui continuano ad approdare barconi pieni di merce, che un ragazzo scarica manovrando una gru.
Da un ponte mi volto indietro. Sopra ai palazzi i gabbiani volteggiano, si rincorrono e lanciano richiami. Resterei a guardare i loro giochi per ore, ma si sta facendo tardi. Mi immergo tra la ombre del Sestiere che inizia a riscuotersi, a mutare nella città diurna.














1 commenti:
Non sapevo che eri anche su blogger
Le foto in B/N son sempre belle!!
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